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Nuova Pescara, Melilla “Niente indugi sulla fusione dei tre Comuni”

Pescara. “Con la democrazia non si scherza”, ha affermato con una nota stampa Gianni Melilla, deputato di Sinistra Italiana, a proposito dell’istituzione della Nuova Pescara, il progetto che prevede la fusione amministrativa dei tre Comuni di Pescara, Spoltore e Montesilvano, favorevolmente votato dalla maggioranza dei cittadini che nel maggio 2014 (a pochi giorni dalle elezioni amministrative e regionali) si sono recati alle urne per rispondere al quesito referendario.

“E’ stato svolto nel maggio 2014 un referendum tra i cittadini di Pescara, Montesilvano e Spoltore per accertare la volontà di costruire una nuova città dalla fusione di questi 3 Comuni”, ha proseguito Melilla, “ha partecipato il 70% dei cittadini ( una percentuale molto alta ) e il 64%ha scelto di rispondere SI. Il SI ha vinto in tutte e 3 le città”.

“Da allora assistiamo ad un balletto indecoroso, soprattutto da parte di chi dovrebbe semplicemente recepire la volontà dei cittadini”.

Da allora si attende la presentazione di una legge regionale che istituisca la Nuova Pescara e, a questo proposito, il consigliere regionale Andrea Catena con una nota stampa di ieri ha comunicato che entro fine mese la proposta di legge sarà pronta e presentata, affermando che il ritardo nell’elaborazione del testo di legge è stato causato dalla difficoltà di portare avanti un’azione comune in tal senso. Nello specifico, Catena ha affermato “E’ bene ricordare che siamo di fronte al primo caso in Italia, nella storia repubblicana, di fusione tra comuni di queste dimensioni. Per questo, la proposta che verrà presentata dovrà prevedere un’integrazione progressiva tra i tre comuni ed il loro pieno coinvolgimento nel processo decisionale”.

“Tutti sanno che non è semplice eliminare 3 sindaci, 3 consigli comunali, 3 apparati comunali, 3 corti che girano inevitabilmente intorno a 3 comuni cosi grandi”, ha affermato Melilla, “ma una sola cosa non si può fare: ignorare la volontà dei cittadini. Qualcuno si preoccupa dei delicati equilibri istituzionali tra le province abruzzesi, sorvolando sulla circostanza che sono state abolite. Mi sembrano solo anacronistiche lotte di campanile tipiche di una vecchia mentalità dura a morire: qui non si discute di qualche piccolo comune, ma della realtà demografica ed economica più importante del medio Adriatico”.

“I cittadini non hanno l’anello al naso e hanno colto l’opportunità di dare vita ad una grande impresa la cui valenza è nazionale oltre che regionale, e hanno dimostrato di essere molto più avanti delle rispettive classi dirigenti locali.
E del resto si fa così in tutto il mondo qualificando le città con moderni sistemi di trasporto pubblico locale, di gestione dei servizi primari e di beni come l’acqua, l’energia, i rifiuti, l’edilizia residenziale popolare, la formazione scolastica, la cultura e il welfare. Perchè ritrarsi da questa sfida?”

“Mi aspetto dunque da parte della Regione un comportamento corretto dal punto di vista istituzionale, evitando ulteriori insopportabili meline”.