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Teramo, bollette Ruzzo. D’Alberto: “Io ve l’avevo detto…”

Ultimo Aggiornamento: domenica, 14 Marzo 2021 @ 21:11

“Ancora una volta la scelta scellerata di esternalizzare, affidando al privato attività fondamentali nell’ambito di una società interamente pubblica che gestisce un servizio pubblico essenziale  edi primaria necessità, sta producendo aberrazioni inaccettabili, come il costo esorbitante dell’acqua”. A dirlo la Federazione Provinciale di Teramo del PCI.

“La Ruzzo Reti sta recapitando a numerose famiglie di tutta la provincia di Teramo bollette che prevedono il pagamento di somme elevatissime. Grottesco, se si considera che i referenti politici nazionali degli amministratori della società acquedottistica (Salvini e Meloni) gridano a gran voce, dando sfogo a tutto il becero repertorio del populismo sovranista, la cancellazione delle cartelle esattoriali. Gli importi giganteschi richiesti in pagamento costituirebbero il conguaglio sui consumi effettuati a partire dal 2018. L’azienda, con una operazione tutt’altro che trasparente ed esclusivamente orientata a far cassa, avrebbe avviato, dopo anni di colpevole inerzia, una lettura dei contatori massiccia e generalizzata”.

E ancora: “Colpevole, perché la Ruzzo Reti, in forza di quanto prescritto dalla Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA) avrebbe dovuto procedere alla lettura dei contatori almeno due volte l’anno. Anni di silenzio, di incuria, di sonno, di abbandono del territorio, in cui la società è precipitata, hanno prodotto lo stato di profonda difficoltà in cui versa oggi e confezionato la mazzata economica piovuta improvvisamente sulle spalle dei cittadini. Un mazzata resa ancora più grave dalla pesante crisi economica e occupazionale determinata dalla perdurante pandemia da covid-19. A tutto questo, va aggiunta la beffa di una società incapace di rispondere ai cittadini, che li costringe all’umiliazione di stancanti attese davanti agli uffici, che li espone al rischio di contagio per gli assembramenti che inevitabilmente rischiano di crearsi. Quanto sta succedendo, mette in evidenza almeno due aspetti: uno di carattere generale; l’altro più legato alla vicenda in parola – proseguono – Da un lato, la dissennata gestione dell’acqua da parte di una Governance con velleità manageriali “spinte” che evidentemente non ha alcun rispetto del bene comune-acqua e della comunità che dovrebbe al contrario servire, dimostrando ancora una volta il disprezzo verso una “vera” gestione pubblica dell’acqua, efficiente, efficace e trasparente nel rispetto dei principi di eguaglianza e di universalità dei beni essenziali. Dall’altro lato, le ingenti somme chieste a conguaglio per consumi mai rilevati dall’azienda acquedottistica, con colpevole responsabilità delle medesima, svelano modalità di gestione di un servizio essenziale, oscure ed in spregio dei diritti dei cittadini alla corretta e chiara informazione, responsabilità che la magistratura dovrebbe indagare. Infine, vi è da segnalare come in ordine a questa inquietante storia faccia un insopportabile rumore, l’assordante silenzio dei sindaci”.

A tal proposito, è intervenuto sull’argomento il sindaco di Teramo, Gianguido D’Alberto: “Diventa paradossale imputare e riversare sui cittadini e sulle imprese, altresì in un periodo di emergenza pandemica, una mancata attività aziendale legata alla puntuale fatturazione che dovrebbe derivare anche dalla corretta lettura dei contatori non è affatto accettabile – ha detto – L’acqua è un bene pubblico, già tema del referendum dello scorso 2011, ma risente sempre più del servizio di gestione ed erogazione che è lasciato alla discrezionalità di pochi così da trasformarlo in un bene eccessivamente costoso e non più a completa disposizione di tutti. Ribadiamo, ancora una volta e sempre più, la necessità che la governance della struttura Ruzzo SpA gestisca adeguatamente e correttamente la cosa pubblica così come tale, preoccupandosi di “difenderla” ed evitando di arrecare ulteriori danni di tipo economico agli utenti che hanno il diritto di vedersi revocare l’impropria ed eccessiva imputazione di consumi non di pertinenza e non possono continuare a pagare i costi politici di una gestione sbagliata o rispondere delle esigenze di liquidità della società. La cosa più facile per me oggi sarebbe limitarmi nel dire “io ve l’avevo detto”, ma ciò non è sufficiente, poiché continuerò e continueremo le nostre giuste battaglie a difesa di noi cittadini rispetto ad ogni gestione delle società a servizio della politica, è evidente che non sono solo ad aver riscontrato tutte le criticità emerse ed è altrettanto certo che non siete soli”.

 

 

 

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