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Atri, Pd contro Sindaco Ferretti: “Lapide fascista nel palazzo Acquaviva”

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Ultimo Aggiornamento: giovedì, 30 Settembre 2021 @ 14:47

Atri. “Oggi, dopo 70 anni, l’amministrazione di destra Ferretti, nera che più nera non si può, dopo il vergognoso ammaina bandiera dell’Europa Unita, ci regala un’altra perla: disseppellisce da qualche orrido magazzino comunale una lapide fascista e la fa collocare nel chiostro del palazzo Acquaviva, sede comunale”. Lo fa sapere il circolo del Partito Democratico di Atri che “interroga” il sindaco Piergiorgio Ferretti.

“Oltre al palese reato penale e amministrativo per cui il PD ha interrogato il Sindaco, si chiede l’intervento del Prefetto di Teramo e della Magistratura per l’immediata rimozione e per i provvedimenti del caso”.

E ancora: “La lastra di marmo bianco, ben rifinita a formare una spessa cornice con ai lati due fasci littori stilizzati ed epigrafe. Era lasciata lì, nel cortile del palazzo Acquaviva, poggiata a terra a ridosso del muro, vicino alla porta dell’Archivio storico del Comune o di quel che ne resta.
18-NOVEMBRE-1935 XIV
A RICORDO DELL’ASSEDIO
PERCHÉ RESTI DOCUMENTATA NEI SECOLI
L’ENORME INGIUSTIZIA
CONSUMATA CONTRO L’ITALIA
ALLA QUALE
TANTO DEVE LA CIVILTÁ
DI TUTTI I CONTINENTI
Il 3 ottobre 1935 l’Italia attaccò l’Eritrea e il 18 novembre fu colpito dalle sanzioni economiche, approvate da 50 stati appartenenti alla Società delle Nazioni, con il solo voto contrario dell’Italia e l’astensione di Austria, Ungheria e Albania. Le sanzioni risultarono in parte inefficaci perché numerosi Paesi, pur avendo votato la loro imposizione, continuarono a mantenere buoni rapporti con l’Italia, rifornendola di materie prime, come spesso avviene anche oggi. Fu in questa fase che cominciò il progressivo avvicinamento con la Germania di Adolf Hitler. Il Gran Consiglio del Fascismo, stabilì che in tutti in comuni del Regno fosse murata una pietra a ricordo “dell’assedio economico”. Una lapide del regime fascista per aiutare a capire l’epoca e l’atmosfera politica e sociale. Dopo la pubblicazione il 5 agosto 1938 del “Manifesto della Razza” che costituisce il fondamento ideologico delle successive “Leggi Razziali”, a partire dal 1940 furono aperti in Abruzzo e Molise 20 “Campi di concentramento e di internamento”, dei quali, 10 in Provincia di Teramo:
– Civitella del Tronto: Convento Santa Maria dei lumi/Ospizio dei Vecchi;
– Corropoli: Badia (ex Monastero dei Frati Celestini);
– Isola del Gran Sasso: Foresteria dei Frati Santuario di San Gabriele;
– Nereto: Casa Santoni/Palazzo Bacologico/Casa Lupini;
– Notaresco: Casare De Vincenzi-Mazzarosa/Casa Carusi;
– Teramo: Caserma Mezzacapo, Largo Madonna delle Grazie
– Tortoreto: Villa Fabritiis e Villa Tonelli;
-Tossicia: Palazzo Tudini/Casa Di Ruscio;
– Roseto degli Abruzzi: Palazzo Bacologico di Via Adriatica per Montepagano (campo direttamente collegato con quello di Notaresco). Questo era il momento storico e il clima che si respirava anche nelle piccole città, dove la propaganda del regime la faceva da padrone con una retorica e una disinvoltura di sfida al mondo intero. Sappiamo come è finita!”.

 

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