Tortoreto, vertenza Betafence: contratto solidarietà ed esodo volontario. L’azienda prende tempo

Tortoreto. Dal muro contro muro, che ha connotato l’apertura del tavolo istituzionale. Ad una sorta di apertura al confronto sulle richieste che i sindacati hanno ribadito oggi in Regione: contratto di solidarietà e incentivi all’esodo volontario, fermo restando che il piano industriale continua a non convincere chi, nell’azienda lavora da sempre.

 

Sono alcuni degli aspetti emersi oggi nel corso del tavolo regionale sulla vertenza della Betafence di Tortoreto. Al vertice erano presenti i leader provinciali dei sindacati del settore metalmeccanico, le rsu aziendali, la Regione (con l’assessore al lavoro Pietro Quaresimale. Mentre per l’azienda al tavolo hanno preso parte il leader site, Corporente, Stefano Lalatta e l’avvocata Castelli dello studio Albè.

 

La riunione di oggi, al di là di alcuni aspetti che andranno sicuramente approfonditi, ha avuto una valenza interlocutoria e sulle questioni sul tavolo tutto è stato rinviato ad un successivo vertice da fissare entro una decina di giorni. La proprietà. Il piano industriale, secondo l’azienda, dovrebbe partire da subito, ossia marzo 2021, con la dismissione delle linee produttive. Tempistica che appare diverse rispetto a quella prospettata in origine, ossia ad ottobre. Stefano Lalatta ha prospettato la possibilità di utilizzo della cassa “covid” fino a marzo e ad una possibile successiva attivazione della cassa integrazione straordinaria – qualora non prorogassero quella “covid” – giustificandone l’utilizzo ad un andamento altalenante e non lineare dell’anno 2021.

 

“Abbiamo chiesto quali sarebbero le strategie aziendali, attuali e future, che l’attuale governance sta mettendo in atto per scongiurare un calo della produzione ed anche riacquistare la fiducia nei clienti, in quanto sembrerebbe che il recente aumento del 20% del listino prezzi, li stia invece allontanando, compromettendone definitivamente i rapporti”, scrivono in una nota i segretari provinciali della Fim, Marco Boccanera, e Fiom Natascia Innamorati. “Strategie aziendali queste, che danno l’impressione di far venire meno la catena di sostenibilità essenziale per il mantenimento dello stabilimento di Tortoreto, piuttosto che puntare all’obiettivo proclamato di fare del poultry un punto di eccellenza. Una situazione grave, non solo per via della dismissione di otto linee – secondo loro – “improduttive”, ma per via della “esternalizzazione” di altre quattro, due prodotte da terzi e due da delocalizzare. Insomma, lavoro che viene portato via dallo stabilimento di Tortoreto, per ridurre costi e aumentare ricavi, che invece ne avrebbe necessità per il mantenimento di 150 posti di lavoro.

 

Abbiamo richiesto quindi, vista la poca chiarezza del piano e a tutela dell’occupazione, che si metta in atto lo strumento della solidarietà, che ci consentirebbe di essere tutti ancora ancora ancorati alla Betafance (con la possibile fuoriuscita volontaria). L’azienda, nel ritenere che la richiesta da noi avanzata prevedrebbe una revisione sostanziale del piano presentato, si è riservata di approfondire la questione, rimandandone l’esito al prossimo incontro”.