Teramo, i detenuti in regime di alta sicurezza: “Noi senza acqua calda ed abbandonati”

“La situazione descritta dai carcerati è a dir poco drammatica, a partire dalle dimensioni invivibili delle celle, con sicura violazione dell’art. 3 CEDU”, dichiara l’avvocato Vincenzo Di Nanna di Amnistia, Giustizia e Libertà Abruzzo, il quale ha diffuso una lettera-denuncia del 3 settembre 2018 rimasta priva di concreto riscontro, che l’intera sezione “Alta sicurezza” del carcere di Teramo aveva indirizzato al Magistrato di Sorveglianza di Pescara e, per conoscenza, al comandante della Casa circondariale, al Provveditorato Lazio Abruzzo, al Dipartimento Centrale di Polizia penitenziaria, al Tribunale di sorveglianza de L’Aquila e al Garante nazionale dei detenuti.

“Fra gli elementi di sofferenza i detenuti denunciano la mancanza d’acqua calda, che si somma ai disagi prodotti da allagamenti con rischio di cadute e infezioni: la pena dovrebbe essere finalizzata alla rieducazione del condannato o a mettere in pericolo la sua stessa incolumità?”.

“I detenuti lamentano, inoltre, l’assenza di attività rieducative e ricreative, oltre all’illuminazione insufficiente – prosegue Di Nanna – Se si considera infine la mancanza della possibilità di svolgere un lavoro dignitoso, è facile comprendere cosa li spinga ad affermare di essere stati totalmente abbandonati. Una situazione grave e inaccettabile, che pone ancora una volta in luce l’urgenza e necessità d’eleggere in Abruzzo il Garante dei detenuti: è incredibile dover sottolineare come la legge istitutiva, entrata in vigore quasi otto anni fa, non abbia ancora ricevuto applicazione. Il nuovo Consiglio Regionale intende finalmente provvedere o preferisce stare a guardare mentre le condizioni delle carceri degenerano ulteriormente?”.

I detenuti dell’Alta Sicurezza di Castrogno concludono la missiva rivolta al Magistrato di Sorveglianza di Pescara citando Voltaire: “‘La civiltà di un Paese si misura dal rispetto e dalla dignità con le quali gestisce le proprie prigioni’, noi Le diciamo si può, si deve rispettare un Paese che con dignità e rispetto gestisce le proprie prigioni. Ecco, vorremmo meglio rispettare il nostro Paese”.