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Teramo, lettera dell’Api agli imprenditori provinciali per avviare un nuovo percorso alla Camera di Commercio

Una lettera aperta a tutti i colleghi imprenditori per spiegare le motivazioni che hanno portato all’esclusione dell’Api (associazione piccole e medie industrie) dal rinnovo delle cariche alla Camera di Commercio di Teramo. A scriverla è il presidente dell’associazione teramana, Alfonso Marcozzi, che ripercorre le tappe che hanno portato a questo epilogo.

“Gli imprenditori”, si legge nella nota, “si sono dati da fare per adeguare le loro aziende alle nuove esigenze, adesso pretendono che si eliminino gli interessi particolari e che tutte le energie che il mondo imprenditoriale è in grado di manifestare, venga incanalato verso l’interesse generale; i nostri imprenditori vogliono fatti concreti e responsabilità da parte degli amministratori pubblici, tutti sono chiamati a rendere conto del proprio operato”.

In particolare l’Api aveva chiesto, in occasione del rinnovo degli organismi camerali, di fare spazio a nuovi imprenditori evitando di riproporre chi queste cariche le ricopre già da 15-20 anni, di eliminare i compensi per il presidente e i gettoni di presenza per i rappresentanti del consiglio e della giunta camerale, di ridurre i componenti di giunta, di dismettere le partecipazioni non funzionali alla Camera di Commercio, di ristrutturare i costi di gestione, di razionalizzare i servizi avvalendosi della digitalizzazione e di prevedere una più democratica elezione dei rappresentanti, coinvolgendo tutti gli iscritti e non solo le associazioni di categoria.

“Abbiamo ripetutamente e pubblicamente dichiarato che non avevamo interesse a stare dentro un carrozzone che non sa lavorare per il bene delle imprese”, aggiunge Marcozzi che, ricordando come nella scorsa consiliatura l’Api avesse due membri nel consiglio e uno in giunta, ha invitato i colleghi imprenditori a prendere coscienza di quanto accaduto e ad interessarsi di più e meglio di un organismo che nasce proprio per aiutare l’imprenditoria locale. Inoltre ha invitato l’Ente camerale a dotarsi del divieto per i propri organismi rappresentativi di avere la presenza simultanea nei consigli di amministrazione di diversi istituti di credito, finanziari e assicurativi, come previsto dal “decreto crescita”.