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In uscita ‘Ho bisogno di aria’, il nuovo album del teatino Paolo Tocco VIDEO

Chieti. Il prossimo 17 novembre uscirà il nuovo disco del cantautore teatino Paolo Tocco dal titolo “Ho bisogno di aria”, edito da Irma Records, etichetta bolognese.

Il disco sarà presentato in anteprima al Fla Festival di Pescara, per la presentazione è stato scelto il Festival delle Letterature perché dall’album ne è scaturito anche un album. L’ensemble di base è formato, oltre che da Paolo Tocco, da Amedeo Micantoni (chitarra e provider), Danilo Florio (violino) e da tutti gli altri musicisti tra cui Marco Contento (batteria), Walter Caratelli (percussioni), Piero Delle Monache (sax) e Luca Belisario (batteria).

Nei mesi scorsi è stato pubblicato il primo singolo estratto dell’album, si tratta di “Arrivando alla riva”, che tratta il tema dei profughi il cui videoclip è stato girato sulla spiaggia del Foro di Francavilla.

Così Paolo Tocco ci ha parlato di questo suo nuovo lavoro discografico: “È un nuovo disco, il terzo in realtà, che come si capisce dal titolo è un disco di rabbia in cui dico che ho bisogno di rivoluzione e di aria. Sono 11 nuove canzoni fatte quasi d’istinto, molte delle quali le abbiamo registrate dal vivo, molte sono prese dirette con un suono anche abbastanza istintivo, scarno, ‘poco curato’, ci siamo abituati anche a questo, anche se ci siamo dovuti educare ad utilizzare poco le macchine, l’editing, abbiamo proprio lasciato un’impronta verace a tutto il lavoro e credo che sia un disco che segna per me anche un piccolo passaggio da una scrittura un po’ più classica a quella un po’ più istintiva, visionaria, con i pezzi che vanno a cercare un po’ delle sonorità islandesi, ci sono momenti strumentali anche un po’ più ‘rock’ e un po’ meno cantautoriale, anche se un po’ l’impronta della canzone d’autore italiana c’è sempre e penso di non poterne fare a meno. ‘Ho bisogno di aria’ è diventato anche un romanzo, nel primo disco il mio modo di ballare era stato tradotto in un libro di racconti, qui volevo fare la stessa cosa, solo che scrivendo mi sono reso conto che i testi erano abbastanza coesi tra loro ed ho messo mano sul freno a mano e sullo sterzo ed ho messo su un romanzo, forse un racconto lungo come direbbero i didattici ed ha un taglio decisamente diverso rispetto a quello che ho fatto fino ad ora, molto Bukowski, infatti il personaggio l’ho chiamato Henry. Quindi ho voluto fare questo romanzo e via via mi è piaciuto, l’ho lasciato un po’ così com’è venuto, anche questo l’ho fatto in pochi giorni, il progetto è stato sposato da Jacopo Lupi, e adesso c’è la stessa copertina del disco e verrà presentato al Fla di Pescara”.

Sul primo singolo estratto dell’album, “Arrivando alla riva”, uscito qualche mese fa: “Questo è il primo brano che con la Irma Records abbiamo deciso di tirar fuori, c’è molta attualità in questo disco, ci si trova davanti alle tragedie vissute sulle coste italiane in questi ultimi anni, quindi c’è l’immagine della maceria, non solo quella di un terremoto o di una valanga, ma quella di una maceria sociale, e a proposito di tragedie e macerie questo brano parla proprio dello sbarco dei profughi sulle nostre coste e parte da una contrapposizione assurda che è quella di me che vedevo la tragedia in televisione mentre allacciavo le scarpe nuove perché andavo ad una festa di matrimonio, quindi c’era questo sapore agrodolce estremo, duro. Mi è rimasto per tutto il giorno e di getto mi è venuto questo brano e questo video che è abbastanza caratteristico perché abbiamo fatto un unico piano sequenza io ed Alberto Di Muzio sulla spiaggia del Foro di Francavilla, un tratto di spiaggia quasi randagio e abbiamo cercato di inquadrare questa risacca del mare che trascina e riconsegna degli oggetti. È tutto molto casuale, dopo circa 4 ore di riprese mi sono dovuto anche fare il bagno e non era ancora estate. Alla fine l’ordine casuale degli oggetti è stato veramente azzeccato, tant’è che il video finisce con un gommone sgonfio, rovinato che arriva appunto alla riva”.

Sull’altro singolo estratto dell’album, “La Città della Camomilla”: “Per noi teatini questa espressione è abbastanza significativa, però il brano non vuole parlare di Chieti o nello specifico di qualcosa della mia città, in realtà la nascita di questo nome ha una stupidissima ragione metrica e di bellezza estetica di ciò che avevo scritto. Diversamente da questa cellula è partito il concetto di raccontare quello che è il perbenismo e ed il faccendiere di provincia, queste dinamiche sono molto provinciali e di paese ma che nel 2017 ancora ci sono e forse ci saranno sempre nella nostra cultura italiana nelle piccole città di provincie e forse non solo, magari se questo concetto lo si trasferisce a Roma i faccendieri vanno in giro con un suv piuttosto che con un’utilitaria, giocano con cifre ed interessi maggiori, però fondamentalmente ci sono ovunque. ‘La città della camomilla’ quindi racconta di una piccola città di provincia in generale”.

Sui live in programma per presentare questo disco: “Il primo ed il più importante è proprio l’evento del 10 novembre che faremo al Festival delle Letterature, per l’occasione ringraziamo i fratelli D’Aquino ed il Fla che ci ospitano sia con la presentazione del libro il pomeriggio del 10 che per il concerto della sera, alle 21.30 circa, saremo al Museo delle Genti d’Abruzzo, un posto piccolo, estremamente intimo dove faremo un concerto acustico dove proporremo dei brani del mio primo disco, del secondo e poi molti brani del nuovo lavoro in questo caso in una versione molto cantautorale”.


Francesco Rapino