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Il mio Ararat: le montagne teramane secondo Sergio Scacchia

“Il Mio Ararat”, dopo “Silenzi di pietra”  Sergio Scacchia ci accompagna, con il suo secondo libro, in un affascinante percorso alla riscoperta delle montagne teramane tra paesaggi mozzafiato e percorsi dell’anima. E’ uscito da pochi giorni il secondo volume del teramano Sergio Scacchia, “Il mio Ararat”, edito da La Cassandra e disponibile nelle librerie di Teramo e Provincia.

Nel libro, scritto con la collaborazione di Massimiliano Fiorito, esperto escursionista della sezione del CAI di Teramo, e del fotografo Alessandro De Ruvo, autore delle splendide istantanee che arricchiscono il volume, si continua il percorso iniziato con “Silenzi di Pietra”, in un cammino che, più che fisico, appare quasi spirituale, su montagne che hanno visto secoli di storia delle popolazioni abruzzesi, e che ora vivono un abbandono che, se possibile, aggiunge ancora più fascino a luoghi senza tempo.
Il titolo richiama il mitico monte Ararat, dove la tradizione vuole si sia arenata l’arca di Noè dopo il Diluvio universale. Un posto sacro, come sacre sono state per secoli le nostre montagne, luoghi di guerre e di speranze, paesaggi che hanno ispirato storie e leggende che permeano la cultura delle nostre genti.
E come Noè, dopo il diluvio, trova rifugio sull’Ararat, così Scacchia ricerca se stesso sui più vicini monti di Gran Sasso e Monti della Laga, in un cammino alla ricerca dell’anima e del rapporto con la natura e con l’altro, rapporto che la vita moderna annulla e svilisce. E nella ricerca si comprende che non è importante la meta ma il viaggio stesso, in una riscoperta di valori, prima ancora che di luoghi, che ognuno porta in fondo al cuore.
Un libro da leggere tutto di un fiato, quindi, e poi da sperimentare, grazie agli itinerari consigliati e alle immagini proposte, che fanno venir voglia di iniziare anche fisicamente quel cammino che l’autore ha percorso e ci fa vivere virtualmente nelle pagine del suo libro. Ed è proprio questo il bello dei libri di Scacchia: l’amore per i nostri monti diventa contagioso e il cammino, fisico e spirituale, dell’autore diventa tutt’uno con quello del lettore, in una comunione di emozioni che fa bene al cuore.
Consigliamo quindi di correre in libreria e, perché no, continuare poi verso Gran Sasso e Monti della Laga per godersi il libro davanti a qualche panorama che, per quanto ben descritto, vale la pena di vivere personalmente.