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Teramo celebra i 125 anni de Il Resto del Carlino

Teramo. Si è tenuta questo pomeriggio, nella sala consiliare di Palazzo di Città, la tavola rotonda incentrata sul terremoto in Abruzzo con cui il Resto del Carlino ha celebrato il 125° anniversario dalla sua nascita. Presenti il direttore del quotidiano, Pierluigi Visci, le maggiori autorità teramane e il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi.

Abruzzese di origini, è stato proprio Visci a ripercorrere le principali tappe della storia della testata nazionale, da quel 1885 in cui quattro avvocati si autotassarono per dar vita a un nuovo quotidiano fino al recente abbinamento con la testata teramana “La Città”, passando attraverso la “rivoluzione” della stampa interamente a colori.

L’incontro è stato momento di spunto per riflettere sulle peculiarità della carta stampata e sul problema del dopo terremoto. In merito al primo punto, è stato soprattutto il sindaco di Teramo, Maurizio Brucchi, a commentare negativamente l’attività giornalistica, con cui il primo cittadino ha ammesso di avere “un rapporto di amore e odio. Quando leggi i giornali, trovi che quello che è stato detto il giorno prima è stato travisato e quella informazione errata va ai cittadini. L’invito è pertanto quello di raccontare bene ciò che accade tra le mura di questo palazzo”. Per ciò che riguarda, invece, il dopo terremoto l’opinione del sindaco è che “è stato fatto tantissimo, sebbene in casi come questo si può sempre fare di più. Non sono però d’accordo con chi riveste il mio stesso ruolo e non perde occasione per criticare. In queste situazioni bisogna mettere da parte il dibattito politico”.

Di tutt’altro avviso Camillo D’Alessandro, capogruppo del Pd al Consiglio regionale, presente alla tavola rotonda per conto del senatore Franco Marini. “La stampa serve a raccontare, a fotografare anche punti di vista differenti” è stata, infatti, la dichiarazione con cui, durante il suo discorso, il politico ha risposto alle affermazioni di Brucchi. “A raccontare, ad esempio, che a L’Aquila la scorsa settimana c’erano in piazza 13mila persone che non la pensano come il sindaco di Teramo”.

Più laconico, invece, il governatore Chiodi, che ha dichiarato di non voler assolutamente parlare di terremoto, “perché so tutto quello che è stato fatto e tutto quello che si deve ancora fare. Raccolgo l’invito di qualcuno di tirarsi su le maniche, perché in ballo c’è il futuro di migliaia di famiglie che non possono subire conseguenze a causa di qualcuno che scarica barili. La componente aquilana deve imparare ad adattarsi alle difficoltà che la gestione del post terremoto può comportare”.