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L’orso in concerto a Pescara

Pescara. L’orso, band che ha da poco pubblicato il suo secondo disco in studio“Ho messo la sveglia per la rivoluzione”, sarà in concerto al Qube di Pescara il prossimo 10 aprile(apertura porteore 22).

Ecco come il cantante Mattia Barro parla del nuovo tour: “L’orso è un progetto che ha sempre trovato definizione nella sfera live, strumenti in spalla, in giro per la penisola trasportato dall’empatia del pubblico. Questo tour segna il passaggio all’elettrico. Venti brani, strumentazione rinnovata, formazione inedita. Un altro tassello per la crescita, un altro passo in avanti nella nostra carriera. È l’inizio di un nuovo e fondamentale capitolo per L’orso”.

L’orso è un progetto che nasce da Mattia Barro, nel 2010, a Ivrea, nella provincia torinese. In quella piccola città nascono le prime canzoni, i primi video, il primo Ep. E’ proprio “L’adolescente Ep”, un’autoproduzione registrata in una casa sul lago da Andrea Suriani (My AwesomeMixtape, I Cani) ad attirare l’attenzione di Garrincha Dischi che invita L’orso a partecipare con “Serenata Rap” alla compilation di cover anni ’90, “Il Cantanovanta”.

La produzione musicale è molto prolifica e, in un anno, porta alla realizzazione di due Ep, “La provincia” e “La domenica”, che porteranno la band a girare l’Italia, senza pause, per oltre cento date per lo stivale. Nell’aprile 2013 esce “L’orso”, il primo disco ufficiale della band. Il tour porta i ragazzi a superare la quota duecento concerti, coprendo quasi tutta la penisola e due importanti città europee come Parigi e Bruxelles.

L’orso ha la forte capacità di instaurare con il pubblico un rapporto amichevole, umano, di reciproco stimolo e rispetto. Questo, oltre a portare un crescente numero di presenze ai concerti e importanti numeri sui social network, garantisce alla band la possibilità di innalzare l’asticella delle sue prestazioni. Da qui l’obiettivo di rilanciare la propria idea di musica con una data (sold out) al Teatro Oscar di Milano, con un’orchestra di trenta elementi, prodotta da L’orso e dal suo pubblico grazie ad una efficace campagna su MusicRaiser da cui è stato estratto un docufilm di prossima uscita.

Nel frattempo, trova luce “Il tempo passa Ep (outtakes e inediti)”, altro step nella produzione artistica della band. Nel 2014 esce invece il singolo su vinile “Ti augurerei il male” / “Quanto lontano abiti” (feat. Mecna) che vede un’ulteriore crescita compositiva de L’orso, sposata anche dalla collaborazione con il rapper Mecna.

L’orso dimostra di essere una band che vuole crescere, migliorare, maturare. La peculiarità è quella di capire il momento della saturazione del proprio lavoro e di sfruttare il proprio coraggio per innovare la propria idea di musica. Non c’è paura; questo è il concetto fondamentale nel progetto L’orso. Non avere paura.

“Ho messo la sveglia per la rivoluzione” è uscito il 3 febbraio 2015 per Garrincha Dischi ed è il secondo album in studio de L’orso, il primo di soli inediti. E’ stato anticipato dal primo singolo “Giorni migliori”, capace di raggiungere il dodicesimo posto nella classifica dei singoli più venduti su iTunes, il primo nella categoria Alternative. Della canzone è stato girato anche un video, esperimento con cui la band ha voluto indagare alcuni aspetti sociologici ed emozionali che caratterizzano le persone di fronte a una situazione inconsueta in cui è richiesta una loro reazione. Da qui è possibile trarre alcune interessanti considerazioni su come, oggigiorno, la gente si pone nei confronti dell’altro e, soprattutto, di fronte al dare e ricevere in modo disinteressato.

L’album, con il pre-order, ha inoltre scalato la classifica album di iTunes, piazzandosi al quinto posto, subito dopo la sua uscita, senza annunci ufficiali ma solo grazie all’entusiasmo dei fan.

Dopo oltre 250 date, quattro Ep, un disco e un documentario live, L’orso ha cambiato marcia. Una nuova formazione, un nuovo tour, un nuovo suono. Dieci tracce, per un disco veloce, fresco, determinato.

Il nuovo suono de L’orso ha finalmente sposato i grandi amori della band, introducendo il personale modo di rappare di Mattia (“Quello che manca”, “Festa di merda”, “Buoni propositi”) e un utilizzo gustoso dell’elettronica (“Baader-Meinhof”, “Post-it”, “Il tempo di ripagherà”).

Emergono anche delle sferzate rock (“Io che ho capito tutto”) che si spingono fino al post-rock (“Come uno shoegazer”) e brani di pop cristallino (“Giorni migliori”, “L’estate del mio primo bacio”).

L’orso ha compiuto lo sforzo di non rimanere impantanato nel proprio passato ma, com’è natura della band, ha rilanciato la propria idea di musica, cercando nuove vie, sperimentando e – soprattutto – trovando un proprio suono inedito e ben definito. Il disco è stato scritto da Mattia Barro con la produzione di Matteo Costa Romagnoli e di Enrico ‘Carota’ Roberto de Lo Stato Sociale che, insieme alla nuova formazione, sono gli unici strumentisti coinvolti nelle registrazioni. Fanno eccezione i due featuring di puro amore della famiglia Garrincha Dischi, con Lo Stato Sociale intervenuto su “Baader-Meinhof” e i COSTA! in “I buoni propositi”.

Le liriche dei brani portano l’ascoltatore in un mondo reale, fattuale. Tra melodie pop e serrati rap, siamo sempre nel campo di una prosa americana, descrittiva, viva. L’agrodolce è il sapore di cui sono cosparsi i brani, giocati tra un’intelligente ironia e una dolcezza quasi ingenua. Questi testi parlano di vite e di persone e di sentimenti. Sono brani d’impronta naturalista e positivistica. E’ un disco che incita alla reazione, al cambiamento. E’ un lavoro che parla di maturazione.

“Ho messo la sveglia per la rivoluzione” è un disco che rimarca il concetto di casa, di ritorno, di famiglia. E’ un piccolo disco di rivoluzione personale. Ripartire dalle piccole cose. Come da tradizione, anche per questo disco la band ha preferito l’illustrazione alla fotografia. Questa volta il tratto è di Kerin. L’artwork è diretto, frontale, immediato. Il messaggio è volutamente esplicito e sfacciato. La scelta del font monumentale, dell’ossessiva presenza delle sveglie, dei due colori pantone rimarcano la volontà di conferire al disco un’immagine chiara, concisa. Non c’è barocchismo, ma realismo. Una volontà forte di essere presenti nel tempo e di rilasciare una dichiarazione forte.