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Tossicia, imprenditore vittima di usura: clan rom agli arresti

I carabinieri del nucleo operativo radiomobile della compagnia di Teramo, diretta dal tenente colonnello Riziero Asci, hanno eseguito questa mattina cinque ordinanze di custodia cautelare firmate dal gip del tribunale di Teramo, Roberto Veneziano.

Le cinque misure, tre in carcere per altrettanti uomini e due agli arresti domiciliari nei confronti di donne, riguardano il clan Di Rocco-Campanella di etnia rom, responsabile, secondo le indagini dei militari, delle ipotesi di reato di usura, estorsione, tentata estorsione e di intestazione fittizia di un immobile ad una delle figlie dell’imprenditore usurato. Vittima, infatti, un imprenditore edile di Tossicia. Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Enrica Medori e con la collaborazione della locale compagnia della Guardia di Finanza di Teramo, sono partite da alcuni riscontri avviati dai carabinieri della stazione di Tossicia, insospettiti dalla presenza del clan nel territorio comunale.

Da lì i militari hanno avvicinato i familiari dell’imprenditore dopo essere giunti ad ipotizzare fosse vittima di usura e gli stessi si sono alla fine convinti a rivolgersi alle forze dell’ordine per fermare una situazione fattasi ormai insostenibile. Sempre secondo le indagini, le persone finite agli arresti, allo scopo di ottenere il pagamento degli interessi usurari, avrebbero minacciato sia telefonicamente che di persona l’intero nucleo familiare dell’imprenditore prospettando loro che, se non avessero pagato quanto promesso, avrebbero avuto gravi ripercussioni. In tal modo costringevano la vittima ad onorare, per quanto possibile, il debito assunto e a farsi assumere tutti in maniera fittizia (unitamente ad una sesta persona, convivente di uno degli indagati), dando così una parvenza di legalità alle somme di denaro via via estorte attraverso condotte che configuravano anche plurime truffe aggravate ai danni dell’INPS per decine di migliaia di euro.

Contestualmente, carabinieri e fiamme gialle, mediante sinergia investigativa, portavano avanti le indagini di natura patrimoniale che consentivano di verificare l’esistenza di un immobile abitato da due degli indagati attinti da misura, solo fittiziamente intestato alla figlia dell’imprenditore usurato, ma, di fatto, sempre secondo le indagini, riconducibile ai due soggetti. Questo accertamento ha consentito di portare al sequestro dell’abitazione. L’operazione è stata seguita anche dal procuratore Antonio Guerriero e dal comandante provinciale dei carabinieri, Giorgio Naselli.

Non si esclude che altri imprenditori del posto potessero essere finiti della morsa del clan, di cui non sono stati forniti con precisione le generalità.