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Marsilio, Acquaroli e l’ospedale interregionale San Benedetto-Val Vibrata. L’intervento

Sulla questione della sanità di confine, riceviamo e pubblichiamo.

 

Mentre al confine tra Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna spingono da anni per un ospedale interregionale, lungo il Tronto forse non sanno nemmeno cosa accade oltre il fiume. Per analogia il piano sanitario abruzzese penalizza anche l’ospedale della Val Vibrata (80mila abitanti) che nonostante abbia meno risorse ha un pronto soccorso con più accessi di Giulianova e, addirittura, gli stessi di Ascoli Piceno.

 

Eppure, il presunto nuovo ospedale di I livello a est di Teramo unitamente a quello di I Livello forse di Ascoli (?) comprimerà ulteriormente l’area sanitaria di Sant’Omero ma anche quella di San Benedetto tagliando i servizi a 100mila persone che da Grottammare a Tortoreto sono collegate in appena 20 minuti: un po’ come se Ascoli e Teramo fossero compresse in una superficie 70% più piccola (90kmq).

 

Il fatto è che nel 2001 la riforma del Titolo V ha generato ventuno differenti sistemi sanitari che hanno finito per esaltare i localismi comportando tagli lineari e speculazioni sulla mobilità passiva di prossimità. Nonostante tutto nel 2012 il «decreto Balduzzi» cercò di razionalizzare il settore introducendo criteri moderni purtroppo pensati più per regioni popolose e aree metropolitane piuttosto che per zone dalla bassa (e sbilanciata) densità abitativa come Marche e Abruzzo. La conseguenza è che per ottenere ospedali di un certo livello occorrono bacini di utenza che nel medio adriatico, almeno istituzionalmente, non esistono. In altre parole, un conto è avere come capoluogo di regione Palermo (655mila abitanti) un conto Ancona (100mila). Tuttavia, proprio per sanare alcune difformità il Balduzzi ha previsto accordi di confine anche nel rispetto dell’articolo 117 della Costituzione: “(…) La legge regionale ratifica le intese della Regione con altre Regioni per il migliore esercizio delle proprie funzioni, anche con individuazione di organi comuni”.

 

VAL VIBRATA. Dopotutto per le politiche regionali la Val Vibrata rimane indigesta come l’intera provincia teramana che essendo frammentata in comuni minori è penalizzata da un piano che prevede ospedali di I Livello soltanto nei comuni maggiori. E in questa provincia non a caso si evidenzia un insolito eccesso di ospedali di BASE: ben tre sul totale dei quattro regionali sono appunto nel Teramano. Oltre a questo, la Val Vibrata è un peso per il bilancio regionale per via dei troppi vibratiani che si curano nella vicina e più funzionale Area Vasta 5 al punto da portare la provincia teramana ad essere tra le peggiori per emigrazione ospedaliera (101° su 107 province italiane). Nonostante questo, la Regione continua a perseverare sulla «istituzionalizzazione» dell’ospedale di Sant’Omero forse ignorandone la logistica infrastrutturale. Occorre invece guardare in faccia la realtà. Il problema è che il “Val Vibrata” è stato pensato negli anni ’80 con il criterio del baricentro territoriale (e non abitativo) e non garantisce la massima fruibilità essendo raggiungibile solo in auto attraverso una strada di campagna: mancano infatti arterie extra-urbane, linee ferroviarie dirette e servizi autobus adeguati. Una dinamica forse più funzionale a 4-5 piccoli comuni e a 15-20mila abitanti: un caso unico in Abruzzo, nelle Marche e probabilmente in Italia considerando la morfologia provinciale. Inoltre, i vibratiani sconfinano perché nella loro provincia mancano cliniche convenzionate concorrenti, circostanza quest’ultima che rafforza il sospetto che la mobilità di prossimità sia un business soprattutto per qualche imprenditore abruzzese presente oltre Tronto.

 

SAN BENEDETTO. Dall’altra parte invece San Benedetto, ai margini geografici e istituzionali, rimane penalizzata in rapporto al valore sanitario. Un valore costruito anche grazie ai vibratiani che hanno reso l’Area Vasta 5 la più redditizia delle Marche. Ciò nonostante, il territorio non è ancora organizzato come un’area sanitaria omogenea e funzionale. Dunque, occorre decidere se farsi comprimere i diritti in nome della burocrazia accettando due ospedali residuali (spoke) e forse inadeguati, oppure valutare la fattibilità per costruirne uno di I livello al baricentro di un’area che detiene, pur sempre, la più alta incidenza demografico-turistica delle Marche e dell’Abruzzo.

 

In questo ultimo caso occorrerà riqualificare Sant’Omero come struttura polivalente per l’assistenza primaria ma al contempo, tramite accordi di confine, ottenere la rimodulazione del calcolo della mobilità passiva che per la Val Vibrata vale parecchi milioni di euro all’anno, a beneficio di tutto l’Abruzzo. Quindi dopo il disinteresse di Ceriscioli e D’Alfonso vedremo se Acquaroli e Marsilio saranno in grado di andare oltre le lobby e i deliri regionalisti.

 

Carlo Clementoni (Segretario Comitato Città Grande e Segretario Associazione Nazionale FCCN)