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Cronaca Teramo

Covid 19, positivi a Teramo a quota 131. I guariti sono 48

Il sindaco di Teramo, Gianguido D’Alberto, ha fatto in serata il punto social della situazione.

“Dall’inizio dell’emergenza siamo arrivati a 131 casi positivi di cui 65 in isolamento domiciliare (e quindi sotto sorveglianza attiva del Servizio di Prevenzione della ASL), 7 ricoverati nei presidi di Atri e Teramo, ai quali vanno aggiunti, purtroppo, 11 deceduti, di cui continuiamo a venire a conoscenza solo in maniera tardiva e causale. Cresce tanto, ed è il dato più importante, il numero dei guariti che per Teramo sono arrivati a 48”.

“In via generale, sono numeri che devono sicuramente farci ben sperare ma che sono, senza dubbio, condizionati da una strategia dei tamponi ancora mancante o da definire con chiarezza e che stiamo chiedendo da tempo soprattutto con riferimento alle persone effettivamente esaminate che sono decisamente inferiori al numero dei tamponi effettuati. Questo aspetto è e resta fondamentale per comprendere il reale stato della diffusione del contagio e per proseguire nell’azione della ricerca dei casi positivi, aspetto fondamentale per poter programmare come affrontare e gestire l’emergenza sanitaria nella nuova fase. Per questo, seppur con rinnovata fiducia, non dobbiamo assolutamente abbassare la guardia”.

E ancora: “Negli ultimi giorni, dopo il nostro sopralluogo, silenzioso e rispettoso, della scorsa settimana che ha seguito l’azione istituzionale che abbiamo portato avanti con senso di responsabilità e collaborazione nell’interesse, esclusivo, dei cittadini che continueremo a difendere, il nostro Ospedale è tornato, forse per la prima volta a livello regionale dall’inizio dell’emergenza, al centro del dibattito e dell’attenzione. E la cosa non può che farci, seppur tardivamente, piacere. Su questo voglio essere chiaro nella mia riflessione istituzionale. Nel momento più difficile della sua storia, l’Ospedale di Teramo (come gli altri Presidi) è stato difeso, strenuamente, da medici, infermieri, sanitari, addetti alle pulizie, operatori tutti che hanno agito, esposti sul fronte ed in prima linea, per la tutela della salute e che, con una straordinaria dignità hanno fatto sentire, a lungo inascoltati da coloro che dovevano proteggerli, la voce di chi avvertiva quotidianamente, come fortissimo, il rischio di un’espansione incontrollata del contagio”.

Il sindaco prosegue sottolineando che “questa voce ci siamo fatti interpreti istituzionali, nell’esercizio e nel rispetto delle nostre funzioni e responsabilità. Si chiedeva di ascoltare e di mettere in atto subito percorsi protetti, misure minime e protocolli puntuali, per sanificare reparti delicati e difendere chi stava difendendo noi e l’ospedale. Chiedevamo di impedire che il nostro ospedale diventasse un lazzaretto. E ci siamo riusciti, ci sono riusciti soprattutto loro, i nostri sanitari che mai hanno abbandonato il campo. La visita del Presidente della Regione presso il nostro ospedale per constatare la situazione dopo quasi due mesi dall’inizio dell’emergenza, avrebbe potuto e dovuto essere anche una occasione di confronto istituzionale sulle esigenze e sulle necessità della sanità teramana, a partire dalle risorse che dovranno essere stanziate così come avvenuto in modo significativo, per altre province ed in particolare, da ultimo, per la Provincia di Pescara.
Così finora non è stato”.

E conclude: “Mazzini e più in generale la sanità teramana, hanno bisogno, oggi e per il prossimo futuro, di scelte politiche radicali ispirate da principi che garantiscano una riconosciuta professionalità, con l’Ospedale che deve riappropriarsi del suo ruolo preminente che riveste nel territorio, quale punto di riferimento centrale e multispecialistico nell’assetto sanitario provinciale e regionale. Se davvero il Presidente Marsilio tiene al nostro ospedale, dia seguito alla sua visita, adoperandosi per far sì che le risorse necessarie (e sappiamo che ce n’è la disponibilità) giungano davvero. Su questo non arretreremo di un centimetro. Solo così, la sua visita odierna non apparirà più come una passerella giustificativa”.