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Ambientalisti contro la Procura di Teramo: “Sequestro sul Gran Sasso ha fatto perdere sei miliardi di litri di acqua”

6.307.200.000 (dicesi: sei miliardi trecentosette milioni e duecentomila) litri di preziosa acqua potabile sono stati sottratti all’uso da parte dei cittadini e sono andati “persi” da quando, esattamente due anni or sono, era il 29 settembre 2018, la Procura della Repubblica di Teramo ha posto sotto sequestro la rete di captazione dell’acqua che corre sotto i Laboratori di Fisica Nucleare del Gran Sasso mandando a scarico circa 100 litri di acqua al secondo; rete che contribuisce a dissetare centinaia di migliaia di cittadini abruzzesi esposta ad esiziale ed irredimibile rischi dalle 2.300 tonnellate di sostanze pericolose consistenti in trimetilbenzene e acqua ragia degli esperimenti Borexino e LVD condotti dai ricercatori dell’INFN. A sottolinearlo in una nota il “Forum H20” ed il “Martello Del Fucino”.

“Sequestro che ci parve invero piuttosto singolare già dai primi istanti, visto che venne posto metaforicamente sotto chiave il patrimonio idrico sottoposto al rischio ma non la fonte da cui traeva origine il problema! Insomma, un po’ come sequestrare il fiume e non il depuratore che non funziona. Essendo persone di mondo, ci parve di capire che la Procura di Teramo questa volta avesse scelto di determinarsi secondo una strategia improntata alla moral suasion, diversamente dal 2003 quando, con decisione di diverso spessore, ebbe l’ardire di sequestrare la sala C dei Laboratori, tranne poi addivenire a più miti consigli nel 2004 cedendo dopo solo un anno le chiavi al commissario governativo Balducci. Peccato che le criticità che avevano giustificato quel lontano provvedimento di sequestro siano rimaste sostanzialmente inalterate – alcune di esse anche peggiorate – fino al nostro intervento del 2017, tredici anni dopo, e sino ai nostri giorni. Di qui, forse, il diverso approccio. Il 29 settembre 2018, visto il tipo di confronto a cui eravamo stati costretti dalla superficialità e dal conformismo antiscientifico di buona parte della stampa nazionale (mentre a scala internazionale Nature, ad esempio, pensò bene di approfondire; dove i cittadini parevano essere mere comparse rispetto alle magnifiche sorti e progressive della cosiddetta “eccellenza” dei Laboratori, che non può errare per definizione, astratta e dogmatica; con solo qualche spiraglio di luce come l’intervento di Nadia Toffa delle “Iene”), ci unimmo incauti all’applauso dell’azione della Procura. Oggi ammettiamo che il nostro fu mero opportunismo di sopravvivenza, crediamo giustificato, visto che gli atti d’indagine almeno asseveravano quello che avevamo messo nero su bianco già da oltre un anno, essendo il primo esposto dell’aprile 2017. Strategia, quella adottata dalla Procura, a nostro avviso in generale impropria, in quanto crediamo che le questioni di opportunità nonché lo svolgimento di riunioni più o meno formali con amministratori pubblici, esulino in radice dal grave compito dell’esercizio della Giustizia. D’altro lato, se questa scelta della Procura portasse a una qualche concretezza nella determinazione degli enti, forse saremmo stati anche pronti a ricrederci, non certo sull’opportunità teorica ma almeno sul lato pratico incarnato dalla possibile auspicata risoluzione dei problemi (che è quello che alla fine preme). Oggi, 6.307.200.000 litri di preziosa acqua potabile passati inutilmente sotto i ponti, dobbiamo chiederci se anche questa speranza è risultata vana”.

E ancora: “Nel frattempo la Procura ha pure teorizzato che non è necessario il nulla osta del Parco nazionale del Gran Sasso per la realizzazione delle opere nei Laboratori in quanto manufatti non rilevanti (tra questi un bunker di cemento armato con pareti di 80 cm. di spessore e 25 metri di lunghezza), opere che pure hanno necessitato di Valutazione di Incidenza e Verifica di Assoggettabilità a V.I.A.. Tutto ciò nonostante le conclusioni diametralmente opposte a cui erano giunti Ente Parco e Carabinieri dei NOE e cioè, che il nulla osta fosse, pacificamente, obbligatorio In tutto ciò, gli enti nazionali hanno impiegato un anno per trovare la famosa scrivania su cui far lavorare il nuovo Commissario per l’emergenza. Nel frattempo, prima il TAR e poi il Parlamento hanno pensato bene di nominare altri due commissari, per cui A24 e A25 ora ne hanno ben tre. Sarà complicato regolare l’intercetto di competenze tra essi! Nel frattempo, però, ad onor del vero, abbiamo un sistema di allarme per l’eventuale presenza di inquinamento nell’acqua. Bene, anche se vorremmo ricordare che la gestione dell’acqua potabile si fa attraverso la prevenzione dell’inquinamento, agendo a monte e non a valle, perché la contaminazione può comportare l’impossibilità di usare per mesi se non per anni l’acquifero per dare da bere ai cittadini. Nel frattempo la Giunta Regionale abruzzese non ha ancora approvato la perimetrazione delle aree di salvaguardia per l’acqua potabile imposta da una legge statale del 2006 (quattordici anni fa), nonostante siano stati spesi 480.000 (quattrocentottantamila) euro per il relativo studio, da tre anni ormai nel cassetto. Nel frattempo il processo penale connesso al sequestro della rete acquedottistica non procede, come avevamo largamente previsto non provando neanche a costituirci onde non perdere tempo. Nel frattempo si avvicina la scadenza del 31 dicembre 2020 per l’allontanamento delle sostanze pericolose dai Laboratori senza che, almeno a nostra conoscenza, un grammo di quel materiale sia stato sinora portato via. Nel frattempo, appunto, al momento di scrivere questa lettera saranno andati persi 6.307.200.000 (sei miliardi trecentosette milioni e duecentomila) di litri d’acqua potenzialmente potabile. Il giorno dopo ne andranno persi altri 8.640.000 (otto milioni seicentoquarantamila) e così via ogni giorno che passa. Mentre usciamo da un’estate che ha visto in Abruzzo gli enti preposti all’adduzione nelle case raccomandarsi di risparmiare l’acqua, contingentarla, e persino consigliare di reintrodurre l’autoclave”.

E concludono: “Chiediamo alla Procura della Repubblica di Teramo: quella che ci è sembrata, forse sbagliando, una strategia improntata alla “moral suasion”, sta funzionando? Sabato 3 ottobre dalle ore 16:00, nel pieno rispetto delle norme anti-covid, si terrà un flash mob a Piazza Martiri a Teramo per reclamare la necessità di restituire i 100 litri di acqua al secondo ai cittadini”.