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La formula treno+bici non funziona: coordinatore Fiab resta a piedi alla stazione di Pineto VIDEO

Pineto. Un viaggio in treno, con bici al seguito, da Pescara a Pineto: è la scelta che Giancarlo Odoardi, Coordinatore Interregionale FIAB Abruzzo Molise, ha fatto due giorni fa per assistere alla consegna delle bandiere gialle di Fiab, che si è svolta alla Torre di Cerrano. Un viaggio finito non nel migliore dei modi e a raccontarlo è proprio il coordinatore della Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta.

“Che qualcosa quel giorno dovesse andare storto lo dovevo immaginare dal treno dell’andata, partito da Pescara per Pineto mercoledì 14 luglio alle 16,45. Treno + bici, ovviamente, visto che, in qualità di coordinatore interregionale Abruzzo Molise, andavo alla cerimonia di consegna degli attestati “Comuni ciclabili” di FIAB, nella splendida location della Torre di Cerrano (all’aperto, tutti distanziati). Sul Regionale 12128 di Trenitalia regionale c’era un solo stallo per bici, invece di due. Come spesso capita, nessuno mi ha controllato il biglietto e nessuno mi ha fatto quello gratuito per la bici. Nessuno, dei soggetti che consentono alla mia bici di viaggiare gratis, saprà che l’ho fatto (anzi, dopo questa nota forse si).

Ma il peggio è arrivato alla fine quando, per tornare a Pescara, ho provato, non riuscendoci, a prendere il Regionale 23933 di Ferrovia Adriatico Sangritana (oggi TUA, Regione Abruzzo) delle 19,40: la capotreno mi ha fatto presente, presidiando con fermezza la porta automatica di ingresso, che il posto per un’altra bici non c’era, essendo i due stalli già occupati. Ha girato la chiave, la porta si è chiusa e il treno è partito, lasciandomi incredulo sulla banchina ormai vuota. A 25 km da Pescara.

Neanche qualche ora prima, al tavolo dei relatori, il sottosegretario Umberto D’Annuntiis, che sostituiva il Presidente Marco Marsilio, nel suo breve e cortese saluto aveva sottolineato l’impegno della Regione Abruzzo sul fronte della mobilità sostenibile e i passi avanti fatti congiuntamente con le Province e i Comuni. Io, invece, nel mio intervento richiamavo “Trabocchi line”, l’ultima offerta in termini di servizi costieri presentata pochi giorni prima in conferenza stampa da parte di Trenitalia e della Regione Abruzzo, con “treni dotati di tutti in confort e spazi dedicati alle bici” (testuale dal comunicato stampa). Nel frattempo ripensavo ad una recente nota, inviata proprio alla Regione, in cui evidenziavo la criticità del trasporto treno + bici, rammentando antipatiche esperienze vissute da altri e non pensando che di lì a poco sarebbe capitato a me.

Ho immaginato al mio posto un turista straniero, quello che tutti auspichiamo possa venire il prima possibile a popolare le piste ciclabili costiere e interne, affascinato dall’idea di poter andare di qual e di là senza porsi il problema delle distanze o della fatica del rientro perché c’è il treno. Ecco, l’ho immaginato rimanere basito e abbastanza contrariato davanti ad una porta di un treno che lo lascia a piedi perché la terza bici sul treno non può salire! Non posso né voglio giudicare la capotreno che ha ritenuto regolare i proprio diniego: poco mi interessa. E’ il sistema nel suo complesso che pone problemi di affidabilità, proprio adesso che si sta spingendo a tutta sul pedale del cicloturismo sostenibile (che fa subito a diventare di massa), ma anche della mobilità nuova, soprattutto intermodale. Quanto preparati e attrezzati arriviamo a quel livello organizzativo che consentirebbe di soddisfare la robusta domanda che oggi esiste già e a cui non si è in grado adesso di dare una risposta? Mentre si demandando a una improbabile responsabilità dei capitreno, in relazione alla dotazione fisica dei vagoni, sperimentato più volte personalmente, la scelta di far salire oltre le due/tre bici previste dal regolamento? Se poi si sparge la voce che oltre due biciclette sui treni non si sale, se non lasciando il mezzo a terra, allora vanno fatte parecchie riflessioni, specie in capo all’accordo Regione (TUA) – Trenitalia “treno+bici” gratis.

Per quanto riguarda la mia disavventura, ho preso il treno successivo, un’ora dopo. Spazio bici in testa, senza pittogramma visibili sulle fiancate (il capotreno me l’ha urlato vedendomi a caccia del segnale mentre sulla relativa porta di ingresso campeggiava un enorme divieto di salita), il pianale posto dopo due alti scalini dalla banchina e nel vano dedicato c’erano già un paio di due ruote ai ganci e la terza appoggiata al tavolino, perché se posta al terzo gancio non avrebbe consentito l’apertura della porta. Ho dovuto consolare il capotreno che, senza comunque alcuna verifica del titolo di viaggio e rendendo anche questa volta il trasporto della mia bici trasparente all’accordo richiamato, si diceva dispiaciuto per l’accaduto”.