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Alba Adriatica, commercialista arrestato poi assolto ora chiede la riabilitazione

Alba Adriatica. Arrestato con l’accusa di falso in bilancio, minato nella sua integrità professionale e personale, ma poi prosciolto per non aver commesso il fatto.

 

Ci sono voluti quattro anni per ristabilire la verità nella vicenda giudizaria che ha visto coinvolto, suo malgrado, un commercialista di Alba Adriatica, Danilo D’Ambrosio, arrestato nel 2010, dalla Finanza, con l’accusa di associazione a delinquere e falso in bilancio. L’odissea del professionista, però, ha avuto un felice epilogo, visto che la Corte d’Appello de L’Aquila (sentenza dello scorso 2 dicembre, depositata il 15 gennaio e diventata irrevocabile il 4 marzo) lo ha assolto dai capi di imputazione: per non aver commesso il fatto, relativamente all’assocaizona delinquere, mentre per il falso il bilancio, perchè il fatto non costituisce reato. Se l’aspetto di natura giudiziaria si è conclusa in maniera positiva, ora però per Danilo D’Ambrosio, 49 anni, c’è la necessità, più che legittima, di trovare una forma di riabilitazione, sia sul piano personale che su quello professionale, dopo essere finito in carcere il 4 marzo di quattro anni fa su disposizione del tribunale di Teramo.Provvedimento cautelare frutto dell’inchiesta che riguardava la società Altair Pelletterie Srl.

Azienda riattivata nel 2003, che poi avrebbe rappresentato lo specchietto per le allodole attorno al quale costruire una serie di documenti fittizi utili per strappare ingenti  finanziamenti. Attraverso una serie di operazione fittizie, infatti, e grazie alla collaborazione di esperti del settore creditizio, le persone coinvolte nell’inchiesta, avrebbero presentato alle banche e ai fornitori delle false credenziali per 10milioni di euro. Questo sistema avrebbe consentito, nel tempo, di ottenere finanziamenti dalle banche e forniture di beni materiali. Le somme venivano erogate portando allo sconto fatture, che poi si sono rivelate false,con operazioni commerciali nelle quali figuravano anche imprenditori all’oscuro di tutto.
I giudici della Corte d’Appello, però, hanno stabilito che D’Ambrosio, nella vicenda, si è limitato ad assolvere una semplice prestazione professionale, ovvero a garantir ela tramissione onoine, in qualità di intermediario come prevede la normativa, dei bilanci societari dell’Altair. Bilanci che, come evidenziato da tutta la documentazione in possesso dagli inquirenti sin dall’inizio, non erano stati redatti da D’Ambrosio. “La sentenza ristabilisce la verità”, racconta Danilo D’Ambrosio, ” ma, purtroppo, non potrà restituirmi la serenità: in questi quattro anni la mia vita personale e quella professionale sono state travolte. Il danno patrimoniale è stato enorme: quello fisico e psicologico incalcolabili. Per quattro anni il mio nome è rimbalzato su tutti gli organi di informazione, ancora oggi, in rete, al mio nome vengono associati gli articoli usciti in questi anni che mi dipingono come un malfattore e come un professionista disonesto. La mia vicenda è un caso esemplare dei rischi nel quale possono incorrere tutti i professionisti nell’esercizio delle loro funzioni ed è la dimostrazione che il percorso della giustizia e il funzionamento della macchina giudiziaria presentano delle criticità che questo Paese deve affrontare, pena la paralisi del mondo imprenditoriale, produttivo e professionale. Quanti soldi ha speso la comunità per il mio processo? Visto che la Corte D’Appello ha valutato la stessa documentazione del processo di primo grado, forse si poteva arrivare subito al mio proscioglimento e magari si poteva evitare il clamoroso arresto? Faccio appello agli Ordini professionali perché anche loro facciano sentire la loro voce e chiedo a tutti gli organi di informazione che si sono occupati del mio caso di dare lo stesso risalto alla notizia della mia piena assoluzione cancellando dai server tutte gli articoli che mi associano alla vicenda giudiziaria”.