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Giulianova, l’Eliana resterà per sempre sul fondale. Addio speranze di recupero

Sembrano essere tramontate del tutto le speranze di poter recuperare l’Eliana, la piccola imbarcazione a strascico affondata lo scorso 25 luglio a meno di tre miglia al largo, all’altezza del porto di Giulianova, e in cui persero la vita l’armatore Elia Artone e il marinaio Carlo Mazzi.

Il peschereccio a seguito delle recenti mareggiate è ulteriormente sprofondato sotto uno strato di fango e sabbia. Ne sono certi i pescatori del posto che conoscono molto bene il luogo dell’affondamento.

A questo punto qualsiasi tentativo di riportare in superficie il natante risulterebbe vano. Che la situazione fosse più complicata del previsto lo avevano già certificato i sommozzatori dei vigili del fuoco di Teramo che avevano notato come la poppa del natante dopo l’affondamento fosse finita a circa un metro sotto lo strato di fango. Avevano cercato di sollevare lo scafo con dei palloni gonfiabili ma non c’era stato verso di smuovere l’Eliana di un solo centimetro.

La preoccupazione maggiore poi era legata al serbatoio del peschereccio che contiene ancora un discreto quantitativo di carburante. Con il passare del tempo il rischio che la nafta possa fuoriuscire si riduce sempre più. Per recuperare l’Eliana si era fatto avanti Vincenzo Staffilano presidente regionale di Federpesca. Un’operazione da oltre 45mila euro perché sarebbe stato necessario l’utilizzo di uno speciale pontone. Soldi che però non sono stati trovati.

L’Eliana si trova a circa 13 metri di profondità, sul lato est dell’impianto di mitilicoltura a circa 30 gradi a nord rispetto all’imboccatura del porto di Giulianova. Il piccolo motopesca è affondato mentre i due marittimi stavano cercando di recuperare la rete a strascico che forse si sarebbe impigliata sul fondale, mentre in quel momento una tromba d’aria stava imperversando creando onde da tre a 6 metri di altezza. Sul naufragio dell’Eliana è ancora aperto un fascicolo da parte della Procura di Teramo.