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Cologna Spiaggia, il caso di Villa Ranalli. Scende in campo il comitato locale

Il caso di Villa Ranalli di Cologna Spiaggia, la struttura abbandonata da anni e trasformata di notte in un rifugio per senzatetto ed extracomunitari, è diventato ora un cavallo di battaglia del comitato cittadino locale.

Il presidente Andrea Di Stanislao, dopo le proteste dei giorni scorsi da parte dei residenti per le pessime condizioni in cui versa l’immobile e per lo stato in cui si trova tutta l’area, invasa da erbacce, topi e serpenti, ha sollecitato un intervento dell’amministrazione comunale, chiamando in causa l’assessore Nicola Petrini.

Ci si aspettava, insomma, un’azione da parte del Comune per mettere in sicurezza il fabbricato, garantendo quanto meno un minimo di pulizia, addossando poi le spese a carico degli eredi che attualmente però vivono all’estero. Un’operazione già fatta in passato dalla precedente amministrazione guidata da Enio Pavone. Soldi mai recuperati.

“E’ una situazione non più sostenibile”, sottolinea Di Stanislao, “i cittadini lamentano le pessime condizioni in cui versa questo immobile e chiedono un intervento del Comune. Io spero che si possa fare come fece qualche anno fa l’allora amministrazione: intervento con operai comunale per questioni di sicurezza e di igiene, caricando le spese sugli eredi di Villa Ranalli. Vero, quei soldi non sono stati mai recuperati dal Comune. Ma di sicuro non si può consentire che in pieno centro in paese si debba convivere con questa situazione di assoluto disagio”.

Villa Ranalli di notte accoglierebbe alcuni vu cumprà e c’è chi ha notato anche la presenza di qualche tossico della zona. Nei giorni scorsi comunque vigili urbani e uomini della capitaneria di porto hanno eseguito un sopralluogo. Non hanno trovato persone all’interno ma solo i segni della loro presenza.

“Servirebbe un po’ di buon senso”, conclude il referente del comitato cittadino locale, “gli abitanti di questo quartiere hanno il diritto di avere una condizione migliore di quella attuale. Serve un’azione di forza da parte dell’Ente. E bisogna fare in modo di rintracciare gli eredi o il loro rappresentante legale per accollare loro le spese degli interventi di bonifica”.