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Il Tordino, un fiume malato per colpa degli scarichi abusivi (SERVIZIO/FOTO)

Decine e decine di scarichi abusivi, dalla zona immediatamente a ridosso del nucleo urbano di Teramo, ad ovest della Cona, sino ad un paio di chilometri dalla foce.

Scarichi non censiti ma che esistono e che sono la principale causa dell’inquinamento del fiume Tordino. Un corso d’acqua malato. Un malato non allo stato terminale, ma che rischia di diventarlo se non verranno garantite quelle cure necessarie per avviare la guarigione.

Lo stato di salute del Tordino è tra elevato e buono solo nel primo tratto, dalle sorgenti sino ad una 15 di chilometri prima di arrivare a Teramo. Diventa poi sufficiente per un tratto di circa 3 chilometri, ma assolutamente scadente dalla zona industriale di Sant’Atto sino alla foce.

Durante questo suo tragitto, il fiume incontra una decina di scarichi industriali, più di 50 scarichi urbani, ci sono poi otto depuratori le cui acque finiscono successivamente, dopo il transito negli impianti, nel Tordino. E non mancano le discariche: 4 quelle censite e chiuse da tempo, poi una serie di micro-discariche a ridosso dell’alveo.

Insomma, dopo un percorso di quasi 60 chilometri, il fiume scarica in mare agenti patogeni, soprattutto colibatteri che a ridosso della foce costringono gli organi competenti ad istituire il divieto di balneazione, anche permanente. Dello stato di salute del fiume Tordino si sta occupando il consulente del sindaco di Giulianova Archimede Forcellese, che sta seguendo anche in prima persona i progetti legati ai contratti di fiume. Da questa analisi, studiata in modo approfondito da Forcellese, emerge un quadro preoccupante.

Ma a preoccupare non sono tanto i depuratori o gli scarichi industriali che vengono costantemente monitorati, quanto gli scarichi abusivi, difficili da rintracciare. E’ necessaria, tuttavia, una task force per arrestare l’agonia del Tordino, individuare i colpevoli e ristabilire le condizioni ottimali per questo importante corso d’acqua.

Altrimenti, la Bandiera Blu, che Giulianova ha perso un paio di anni fa, non tornerà più a sventolare. C’è però un altro dato: la concentrazione di colibatteri è maggiore sul versante sud della foce, per via dell’effetto delle correnti marine da nord.