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Teramo, lettera aperta di Venanzio Cretarola dopo la condanna

Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta di Venanzio Cretarola, ex amministratore della Teramo Lavoro, dopo la condanna per peculato dei giorni scorsi.

“Non sono il primo a cui accade e, purtroppo, non sarò l’ultimo.

Questa storia ha una rilevanza pubblica e ha quindi un interesse generale: è per questo che va raccontata a tutti.

Continuo a nutrire fiducia nella Giustizia anche se, come sappiamo tutti, quando arriva è sempre troppo tardi. I danni irreparabili sono comunque stati provocati. Il rispetto per il lavoro della Magistratura mi ha imposto di restare in silenzio per 4 anni. Fino ad oggi.

Ricordate la famosa storia della mia autoassunzione? Come Amministratore unico della società della Provincia di Teramo io, nel 2011, mi sarei autoassunto a tempo indeterminato con procedure illegittime e per nasconderlo mi sarei cambiato nome per assumermi come segretaria di me stesso.

Ci si poteva credere?

Ora è ufficiale: ERA UNA BUFALA!

Negli ultimi 4 anni ho subito un processo e un sistematico massacro mediatico, basati unicamente sulle calunnie di due persone le cui affermazioni sono state totalmente smentite. Il processo ha dimostrato che le indagini svolte non solo non hanno trovato, ma non hanno neppure “cercato” alcun riscontro, come esplicitamente ammesso in aula.

La sentenza del 4 novembre scorso ha demolito l’intero impianto accusatorio.

Le accuse di Falso ideologico, Abuso d’ufficio e Truffa aggravata relativi all’utilizzo di Fondi Europei si sono rivelate assolutamente inesistenti, sia nei miei confronti che nei confronti dei due coimputati con i quali, secondo l’accusa, avrei costituito una associazione per delinquere.

E’ stupefacente ed inaccettabile sentirsi accostare, in un’aula di Tribunale, a termini come “performance criminale” e “metodo mafioso” senza alcun riscontro e solo in base a ricostruzioni fantasiose ed incredibili della realtà!

E’ dimostrato finalmente che non esiste nessuna truffa, che ho svolto eccome l’attività che secondo l’accusa non avrei svolto e che ho utilizzato procedure legittime per la sottoscrizione dei contratti di lavoro, compreso il mio, e per la selezione del personale della società della Provincia, TERAMO LAVORO SRL, di cui sono stato Amministratore unico per due anni.

Ho ricevuto comunque una condanna, per il solo Peculato, che le motivazioni della sentenza faticheranno molto anche solo a descrivere, in quanto basata su un incredibile lapsus logico/contrattuale che con il codice penale non ha nulla a che fare.

Mi dispiace solo che non sia stato compreso subito. Sarà chiarita totalmente in appello.

Si tratta infatti di un’accusa assurda ed inspiegabile.

Le motivazioni della sentenza dovranno spiegare come mai il mio contratto di lavoroche la stessa sentenza riconosce regolare, sottoscritto nel pieno rispetto delle normative italiane ed europee e relativo ad attività lavorativa regolarmente svolta – diventa inspiegabilmente “illegittimo” dal 1 dicembre 2011 al 28 febbraio (in corso di validità) senza che sia intervenuto nessun cambiamento.

Dovranno anche spiegare per quale motivo la società TERAMO LAVORO non avrebbe dovuto erogare una retribuzione che mi spettava di diritto, poiché la stessa sentenza ha sancito che il mio contratto è legittimo e che l’attività lavorativa è stata svolta.

L’accusa ha sostenuto che io avrei “nascosto” i miei compensi, compensi in realtà erogati con regolari bonifici bancari.

Dovranno spiegare anche cosa c’entra il Fondo Sociale Europeo con i miei compensi per 11.000 Euro successivi al 1 dicembre 2011, poiché la documentazione depositata in tribunale dimostra chiaramente il contrario. E come mai la sentenza mi restituisce i compensi per i primi 14 mesi di lavoro, sostenendo poi che gli ulteriori 11.000 Euro non sono legittimi, seppure relativi al medesimo contratto di lavoro, contratto – ripeto – ritenuto legittimo dalla sentenza.

I fatti veri, che nessuno ha mai raccontato, sono altri. Oggi inizio a raccontarli io.

Sono stato incredibilmente processato perché fin dall’inizio ho proposto e concordato di far risparmiare soldi alla Provincia: come noto a tutti ho rinunciato al compenso di Amministratore (circa 100.000 Euro annui) e, avendone i requisiti (come confermato dalla sentenza), ho svolto l’attività di coordinatore di progetto FSE con un compenso pari a meno della metà dello stesso compenso, quasi completamente eroso dalle spese di viaggio.

E’ vero: TERAMO LAVORO è un caso unico, e non solo a Teramo. Ecco perché:

  • I conti di TERAMO LAVORO sono da anni di dominio pubblico.

  • TERAMO LAVORO è probabilmente l’unica società pubblica in Italia in cui non troverete spese effettuate con la carta di credito dell’amministratore, perché non l’ho mai avuta.

  • In TERAMO LAVORO non troverete un solo Euro di rimborso spese dell’amministratore, che per venire quotidianamente a lavorare spendeva oltre 500 Euro solo di Telepass al mese (mai rimborsati, come mai sono stati rimborsati i viaggi quotidiani da Roma, dove abito.

  • TERAMO LAVORO è l’unica società pubblica che (come accertato anche dalla Procura) ha speso il 99,9 % delle risorse a sua disposizione solo con bonifici bancari per stipendi al personale.

Ne conoscete un’altra?

A Teramo gli attacchi nei miei confronti sono iniziati subito dopo aver segnalato gravi illegittimità nelle procedure pubbliche di inserimento al lavoro dei disabili. Sull’argomento sono anche stato ascoltato dalla Polizia Giudiziaria come persona informata dei fatti, ma di quell’inchiesta non se ne sa più nulla.

Gli attacchi sono iniziati dopo aver segnalato l’irregolarità delle procedure di gestione del Fondo Sociale Europeo affidato dalla Regione alle Province. Era la Provincia di Teramo infatti che si “auto controllava”, non TERAMO LAVORO. Si tratta delle stesse illegittimità che hanno provocato nel 2013 la sospensione di 140 milioni di Euro da parte della Commissione Europea, e nel 2015 la conseguente “decertificazione” di circa 40 milioni, cioè tutti i finanziamenti gestiti dalle 4 Province abruzzesi. E TERAMO LAVORO non c’entra nulla!

Quanti lo sanno?

Chiunque ne volesse sapere di più, per ristabilire un po’ di legalità, sono a disposizione con la relativa documentazione.

Permettetemi infine un invito alla riflessione: a tutti ma in particolare ai professionisti dell’informazione.

E’ purtroppo divenuto banale ricordare il pericolo di celebrare i processi sulla stampa rendendo superfluo e quasi ininfluente, agli occhi dell’opinione pubblica, l’esito processuale. Ma bisogna farlo, affinchè la sacrosanta libertà di informazione continui ad essere garantita garantendo contemporaneamente gli altrettanto sacrosanti diritti della persona, che dovrebbe essere considerata innocente fino al terzo grado di giudizio.

Dal romanzo del 1992 “SOL LEVANTE” di M. Crichton:

”Ma i lettori, vedendo i titoli giorno dopo giorno, traevano le loro conclusioni …. Se alla fine della campagna veniva provata l’innocenza della persona interessata si poteva comunque uscire con un titolo del tipo: “Il giudice non trova le prove della colpevolezza…”. Titoli del genere erano nocivi quanto una condanna. E dopo settimane di stampa negativa non c’era verso di risalire la china. Tutti ricordavano le accuse. Nessuno ricordava le smentite. Così è la natura umana. Una volta accusato è difficile tornare pulito”.

E all’epoca non c’era Internet!

La stampa fa il proprio mestiere, anche quando per 4 anni “amplifica” oggettivamente l’effetto di accuse infondate che originano inchieste giudiziarie immotivate.

Confido che continui a farlo bene anche quando è necessario ristabilire la verità”.