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Teramo, suicidio al carcere di Castrogno, Ruffini (Pd): “Siamo alle solite”

Teramo. L’ennesimo suicidio nelle carceri abruzzesi ripropone con forza la necessità di una serie di politiche attive della formazione e del lavoro all’interno degli istituti penitenziari abruzzesi.

Ad affermarlo è il consigliere regionale del Pd Claudio Ruffini, il quale ricorda che nella seduta di Consiglio del 30 dicembre scorso era stato approvato un emendamento presentato proprio dal PD (primo firmatario Claudio Ruffini) che mirava appunto a finanziare una serie di azioni per il recupero sociale dei detenuti.

“Avevamo predisposto l’emendamento dopo che una delegazione di parlamentari e consiglieri regionali aveva fatto visita al carcere di Castrogno” ricorda Ruffini “per constatare le condizioni dei detenuti all’interno dell’istituto di pena. Ma da allora, sono passati ben quattro mesi, non è stata presa nessuna decisione dalla Giunta regionale”.

E, come capita spesso, l’iter è sempre lo stesso: “si discute di un problema, se ne individua anche una possibile soluzione che poi viene puntualmente disattesa dalla politica. Dopo la visita della delegazione era apparso chiaro a tutti che le condizioni dei nostri istituti erano precarie: carenza di servizi igienici, sovraffollamento, mancanza di spazi ricreativi per i detenuti, criticità denunciate anche in V Commissione regionale durante un’audizione dei vari direttori degli istituti penitenziari abruzzesi”.

L’allarme è stato rilanciato pochi giorni fa anche dai sindacati del personale degli istituti penitenziari, che da anni denunciano i problemi nelle carceri senza ricevere risposte.

Le risposte, tuttavia, tardano ad arrivare.

“Stiamo ancora aspettando” continua Ruffini “che l’Assessorato competente in materia di formazione e lavoro (Paolo Gatti) stabilisca un piano di finanziamento di tali servizi che si rendevano possibili grazie all’utilizzo del Fondo Sociale Europeo”.

A questo proposito, il consigliere regionale precisa che l’emendamento approvato nella seduta del bilancio imponeva che entro 60 giorni dall’entrate in vigore della legge (L.R. 9 gennaio 2010 n.1), la Giunta regionale avrebbe dovuto approvare un piano di finanziamento per il reinserimento sociale, formativo e lavorativo delle persone detenute negli Istituti penitenziari abruzzesi.

“Le numerosi morti” conclude “impongono al Governo regionale di operare una seria riflessione sul ruolo dei detenuti negli istituti penitenziari. Credo sia importante salvaguardare la dignità anche di persone che nella vita hanno sbagliato, dandogli ancora una possibilità di redimersi, inserendoli nella società con una prospettiva di lavoro. Diverse sono le regioni italiane (vedi Lombardia e Lazio, ma anche il Comune di Milano) che hanno siglato Protocolli d’intesa per il recupero e il  reinserimento lavorativo delle persone detenute, costruendo un vero e proprio percorso personalizzato di inserimento lavorativo attraverso l’attivazione di tirocini formativi e di orientamento oppure con l’incentivo di una borsa lavoro”.