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Teramo, un pericolo chiamato “faglia”

Teramo. Il terremoto, si sa, è impossibile da prevedere. Ma esiste un test di ricerca, la cosiddetta “mappa della pericolosità sismica” che è in grado di indicare le zone maggiormente a rischio.

Tra questa è inserita la dorsale appenninica abruzzese, caratterizzata da evidenti criticità per quanto riguarda appunto la pericolosità sismica.

“A partire dal 6 aprile 2009” spiega Fabrizio Galadini, direttore Ingv di Milano-Pavia “è stata registrata una tendenza ad una migrazione verso nord della sismicità, ossia verso i Monti della Laga, nel teramano. Più passa il tempo e più la zona si riempie di segmenti, che altro non sono che le faglie”.

Le faglie sono fratture della crosta terrestre le quali, quando diventano particolarmente grandi e arrivano a profondità importanti, sono in grado di generare terremoti forti come quello del 6 aprile.

Dalle profondità, la rottura può trasmettersi lungo tutto il piano della frattura, fino a raggiungere la superficie. Qui la faglia si manifesta come una dislocazione o spostamento del paesaggio naturale, ma anche di quello antropico, costruito.

Ed è esattamente quello che è successo a L’Aquila.

“Bene, di quelle faglie l’Abruzzo è pieno. E si tratta di faglie attive, ossia in grado di generare un terremoto potenzialmente distruttivo”.

I Monti della Laga sono caratterizzati dalla presenza, sul versante occidentale, di una faglia distensiva.

“Proprio qui è in corso una sequenza sismica che dal 6 aprile non ci ha mai abbandonato. Questa si allunga intorno ai 20 km, più lunga di quella di Paganica. Potenzialmente potrebbe anche generare un terremoto più forte di quello del 6 aprile. Ad essa, ancora oggi, non è attribuibile un terremoto storico di dimensione adeguata a riempire la faglia stessa, che potrebbe essere in grado di generare un sisma di magnitudo 6.5”.

Alla luce delle analisi del mondo scientifico, sarebbe lecito che le istituzioni locali non sottovalutassero il rischio e si impegnassero per la messa in sicurezza degli edifici pubblici (ospedali, scuole e palazzi delle istituzioni) e storici, evitando in caso di un forte evento sismico le conseguenze del sisma aquilano.

Marina Serra