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Martinsicuro, peschereccio sequestrato in Gambia,la moglie del capitano si appella a Renzi

Martinsicuro. Senza cibo da giorni e senza poter comunicare con l’Italia. Sarebbero queste, secondo la società armatrice della barca su cui lavoravano, Italfish di Martinsicuro, le condizioni di due pescatori italiani finiti in carcere in Gambia.

 

“Mio marito rischia di morire”, ha detto la moglie di uno dei due, appellandosi al governo affinché intervenga. Presunta violazione delle dimensioni delle maglie di una rete.

 

Gli italiani coinvolti sono il capitano della nave Idra Q., Sandro De Simone, e il direttore di macchina, Massimo Liberati, rispettivamente di Silvi e di San Benedetto del Tronto. L’imbarcazione è finita sotto sequestro per la presunta violazione delle dimensioni delle maglie di una rete. Dopo una decina di giorni in stato di fermo, lunedì sono stati arrestati, a conclusione di quella che la società armatrice Italfish definisce una “udienza sommaria”.

 

“Sono senza cibo da lunedì – ha denunciato l’Italfish – Non abbiamo modo di parlarci e temiamo per ciò che potrebbe accadere andando avanti così”. L’unico che è riuscito a incontrarli, giovedì, è stato il console onorario in Gambia, secondo cui i marinai “non sono in buone condizioni né fisiche né mentali”.

 

 

L’appello della moglie del capitano Gianna, la moglie di Sandro De Simone, ha chiesto l’intervento da parte del governo. “Ogni giorno in più in quel carcere è un giorno di vita in meno – ha dichiarato – Mio marito rischia di morire, quel posto è come un lager: sono senza servizi igienici e senza cibo, neanche l’assassino più feroce viene trattato così. Sto male solo all’idea che lui stia subendo queste cose da tanti giorni. Chiediamo l’aiuto di Renzi e del ministro degli Esteri, affinché intervengano”.