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Morto Gerardo D’Ambrosio, il capo di Mani Pulite: Alessandrini, uomo di Stato e di grande umanità

Pescara. E’ morto oggi, all’età di 84 anni, Gerardo D’Ambrosio, procuratore capo a Milano all’epoca dell’inchiesta ‘Mani Pulite’. Uno dei maggiori protagonisti delle vicende giudiziarie italiane, legato non solo alla stagione di ‘Mani Pulite’, ma anche ad altre vicende come la strage di piazza Fontana, la morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli e il crac del Banco Ambrosiano.

 “Con Gerardo D’Ambrosio scompare un simbolo della magistratura italiana, sempre in prima fila con la schiena dritta dal terrorismo a Mani Pulite, un uomo dello Stato di rettitudine unica e di grande umanita’”. Il commento è di Marco Alessandrini, figlio di Emilio, il magistrato vittima di un attentato terroristico avvenuto a Milano il 29 gennaio del 1979. Il giudice, che aveva appena accompagnato a piedi Marco a scuola, sali’ poi sulla sua auto e dopo poco un commando composto da due terroristi ruppe con il calcio della pistola il finestrino lato guida e scarico’ 8 colpi nell’abitacolo uccidendo sul colpo Alessandrini che si stava recando in tribunale. “Per via del legame personale e professionale che ha avvicinato mio padre a D’Ambrosio, a partire dalle indagini sulla strage di piazza Fontana del 12 dicembre del 1969 – ricorda Marco Alessandrini, oggi candidato sindaco a Pescara per il centrosinistra – ho avuto la fortuna di crescere confortato dalla presenza di questo grande uomo, grande come statura morale, culturale e intellettuale, grande anche fisicamente. Zio Gerri, questo il nome affettuoso con cui l’ho sempre chiamato e con cui era noto negli ambienti della procura milanese per il suo tratto umano molto forte, mi ha insegnato ad andare in bici nel cortile di casa sua. Ho avuto il conforto della sua presenza quale amico di mio padre nei momenti importanti della mia vita – prosegue Alessandrini – non avendomi fatto mai mancare la sua vicinanza, anche quando i problemi di salute cominciavano a manifestarsi. Saro’ a Milano ai suoi funerali per salutare un pezzo di storia e memoria italiana e anche un pezzo della mia storia personale, legata a lui e al nome di mio padre. Ricordo le cene con D’Ambrosio e un altro grande amico, Ibio Paolucci, storico cronista di giudiziaria e maestro di una generazione di giornalisti milanesi e non solo, occasioni di confronto e scambio di grande intensita’, che hanno segnato e segneranno il mio cammino personale e anche politico, con l’invito a considerare la legalita’ non solo come obiettivo per un futuro migliore, ma come strada maestra per arrivarci”.