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Bussi, nuovi sequestri alla discarica dei veleni: acque a rischio disastro ambientale

Bussi. La mega-discarica dei veleni mai messa in sicurezza: dopo l’avvio di una nuova inchiesta scattano altri sequestri. I Pm contestano il disastro ambientale: “Acque e salute a rischio”.

 

I Militari del Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Pescara, e del Corpo Forestale dello Stato di Pescara e Tocco da Casauria, in data 5 febbraio, in esecuzione dell’ordinanza del GIP del Tribunale di Pescara Di Fine, hanno effettuato il sequestro, in maniera congiunta, in prossimità del fiume Tirino, di tre discariche di rifiuti pericolosi ubicate nei pressi del polo chimico di Bussi sul Tirino.

Le tre discariche, estese su circa 55mila metri quadri, erano già state oggetto di sequestro nel 2007 e sono quelle al centro del processo in corso in questi giorni, presso la Corte D’Assise di Chieti per le ipotesi di disastro ambientale e avvelenamento delle acque destinate ad uso potabile.
L’indagine, coordinata dai Sostituti Procuratori della Repubblica Giuseppe Bellelli e Ananrita Mantini, conta 8 indagati tra i vertici delle due società già imputate e mira a far luce sulla mancata messa in sicurezza delle tre discariche imposta dal Ministero dell’Ambiente e volta ad impedire il contatto fra le discariche inquinanti con le falde freatiche e le acque fluviali.

Tale omissione potrebbe comportare, come specificato nell’ordinanza del Gip, il perseverare degli effetti di precipitazione e di percolamento dei rifiuti già interrati nelle suddette discariche con conseguente pericolo per l’ambiente e la salute pubblica. Per questo motivo oltre al reato ambientale è contestato anche il reato di disastro ambientale colposo.

Come richiesto dalla Procura, le aree poste sotto sequestro sono state affidate in giudiziale custodia al Ministero dell’Ambiente già direttamente interessato a seguito dell’istituzione del Sito di Interesse Nazionale di Bussi sul Tirino poiché assuma le determinazioni più adeguate secondo la normativa di settore.

SOLVAY:’ESTRANEI AI FATTI

“Completa estraneita’ ai fatti imputati”. Cosi’ la Solvay commenta la notizia del sequestro preventivo delle discariche – a nord del sito industriale di Bussi – e agli avvisi di garanzia per omessa bonifica, che vede coinvolti alcuni propri manager. “Come attuale proprietaria del sito, Solvay – si legge in una nota – ha iniziato e sta implementando, in accordo con le autorita’, un progetto di Messa in Sicurezza Permanente che e’ stato richiesto dal ministero dell’Ambiente. Alcune azioni sono gia’ state intraprese, ad altre sono in fase di attuazione, con un progressivo miglioramento dell’impatto ambientale. Solvay non e’ minimamente responsabile dell’inquinamento pregresso, e da quando e’ partita l’emergenza ambientale nel 2007 nell’area di Bussi sul Tirino, ha da subito collaborato con gli Enti e le forze di investigazione. Solvay – puntualizza la nota – e’ stata riconosciuta parte civile e non e’ imputata nel processo ambientale in corso presso la Corte di Assise di Chieti, che cita invece in giudizio (Mont) Edison come unico responsabile. I legali delle societa’ hanno fatto richiesta per avere accesso agli atti di indagine con la piena convinzione di poter provare, il prima possibile, che l’azienda ha fatto in questi anni tutto quel che era doveroso”, conclude la nota.

FORUM ACQUA: BONIFICA SENZA SE E SENZA MA

“A Bussi e in Val Pescara basta temporeggiare, serve avviare la bonifica senza se e senza ma” così il Forum Abruzzese dei Movimenti per l’Acqua dopo l’apertura dell’indagine che questa volta vedrebbe indagati alcuni dipendenti della Solvay. Il Forum Abruzzese dei Movimenti per l’Acqua interviene sulla nuova indagine partita alcuni mesi fa a seguito di un esposto di Augusto De Sanctis, attivista del movimento, che da anni segue il destino del Sito industriale di Bussi. “Bastava leggere le carte depositate da anni presso il Ministero dell’Ambiente, l’Arta e gli altri enti pubblici interessati per verificare”, sostiene il Forum, “che il sito, a ben 6 anni dalla perimetrazione come Sito di Interesse Nazionale per le Bonifiche (avvenuta nel 2008) e a 9 anni dalle prime denunce sulla situazione di inquinamento (nel 2004!), non era stato messo in sicurezza come prescrive la legge”.

“I dati della stessa Solvay sul funzionamento della barriera idraulica (un sistema di pompaggio delle acque inquinate per procedere alla rimozione degli inquinanti) realizzata dalla stessa azienda indicavano che la stessa non era del tutto efficace”, prosegue la nota, “visto che non bloccava i contaminanti all’interno delle aree inquinate. Pertanto una parte di questi inquinanti andava nella falda verso valle. Sostanze pericolose come il monocloroetilene raggiungevano, a valle della barriera idraulica, valori anche di 200 volte i limiti di legge. Ricordiamo che la messa in sicurezza è l’operazione da svolgere “in emergenza” (la legge prevede che debbano essere realizzati “ad horas”!) in attesa della caratterizzazione del sito e della successiva bonifica. Questo intervento è (era) necessario per impedire l’ulteriore fuoriuscita verso valle degli inquinanti”.

“A Bussi in questi anni abbiamo svolto visite guidate con i giornalisti letteralmente sui terreni inquinati che erano lasciati al completo abbandono”, dichiara Augusto De Sanctis, del Forum Abruzzese Movimenti per l’Acqua, “Viene da chiedersi cosa hanno prodotto in questi anni il Ministero dell’Ambiente e gli altri enti a vario titolo coinvolti, visto che non hanno neanche ottenuto dai proprietari gli interventi obbligatori per legge. Chiediamo al Ministro Orlando di verificare il comportamento dei funzionari e dei dirigenti del dicastero perché è assolutamente inaccettabile che un sito sia sostanzialmente abbandonato quando è il Ministero ad essere responsabile direttamente per tutte le attività amministrative che devono portare alla realizzazione degli interventi da parte dei privati. Ci sembra allucinante che in questi anni invece di procedere alla bonifica si sia perso tempo dietro ad ipotesi come quella del gruppo TOTO – la megacava di 400 ettari con un cementificio – del tutto insostenibili in un’area già martoriata. Ora bisogna recuperare il tempo perduto senza se e senza ma. Per questo è necessario usare i 50 milioni di euro disponibili per avviare la bonifica senza che tale spesa sia influenzata da altre vicende, recuperando poi le somme dai proprietari inadempienti secondo quanto prevede il principio “chi inquina paga”. Nella val Pescara abitano 500.000 persone che devono vivere in sicurezza dal punto di vista ambientale. Ringraziamo la Guardia di Finanza, il Corpo Forestale dello Stato e la magistratura di Pescara che stanno portando avanti un egregio lavoro”. “Ovviamente”, conclude il Forum dell’acqua, “seguiremo gli sviluppi dell’inchiesta in corso. Ormai è evidente che non solo in Campania ma anche nelle altre regioni italiane è indispensabile rilanciare le lotte dei cittadini, come sta avvenendo nella campagna STOP-BIOCIDIO”.