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Pescara, legge sul recupero del patrimonio edilizio bloccata per studiarla a punto

“La nostra posizione in merito alla legge regionale n. 40 del 2017 per il recupero del patrimonio edilizio esistente nasce da un’indicazione contenuta all’interno della stessa legge che dava possibilità ai Comuni di individuare ambiti di non applicabilità della stessa. Pertanto, anziché consentire l’automatica entrata in vigore del testo, abbiamo scelto di bloccarne temporaneamente il recepimento, facendolo seguire a un puntuale studio del territorio comunale a cura del Settore Programmazione del Territorio dell’Ente, con cui verificare le zone di possibile applicazione o non applicazione della legge”. E’ la pronta precisazione dei consiglieri comunali di Pescara Emilio Longhi e Piero Giampietro, a quanto affermato dal capogruppo di Forza Italia Marcello Antonelli.

“Ricordiamo infatti che la programmazione urbanistica rimane uno strumento di natura comunale e, precisamente, Consiliare, pertanto, così come per il decreto sviluppo, vogliamo far seguire alla legge regionale una contestualizzazione a livello comunale. Ci auguriamo inoltre che la Corte Costituzionale si esprima al più presto sulla legittimità dei punti impugnati dal Governo, in modo tale da evitare problemi nell’eventuale futura applicazione della legge”.

“Pertanto non c’è alcuna schizofrenia nella nostra posizione, né tantomeno un disconoscimento del lavoro del Consiglio Regionale, ma solo il rispetto delle diverse competenze fra gli Enti. Ogni Comune ha caratteristiche territoriali e urbanistiche diverse, che vanno valutate in sede di applicazione di leggi regionali o nazionali, quando le stesse lo prevedono”.

Il commento del Movimento 5 Stelle. “Pescara ha difeso il proprio territorio da un condono bipartisan, voluto dal centrosinistra e dal centrodestra della Regione Abruzzo, commenta la consigliera comunale M5S Erika Alessandrini, prima firmataria del provvedimento “che avrebbe permesso di legittimare come locali residenziali quegli ambienti che, per normativa nazionale, non potrebbero mai diventarlo. Il rispetto della legalità va di pari passo con il diritto alla salute e la dignità di tutti i cittadini, e questa legge vergogna avrebbe permesso di vivere e lavorare dentro garage, scantinati e sgabuzzini, tornando indietro di 40 anni. La “legge contro legge” è stata finalmente fermata».