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Pescara, Wwf: ‘Fuori gli atti sul dragaggio’

Pescara. Ritardi tanti, chiarezza poco: sulla vicenda del mancato dragaggio, e soprattutto sulle sue cause, sono tanti a rimanere senza risposte. Il Wwf chiede di accedere ai risultati delle analisi e alle delibere che hanno portato, nei mesi, all’immobilismo che ha paralizzato il porto e tutti i suoi fruitori.

Un gioco di parole troppo semplice ma altrettanto efficace: oltre a bloccare i fondali, i fanghi e la sabbia non dragati dal porto di Pescara rendono l’intera vicenda torbida e impossibile da visualizzare fino alle sue cause profonde. Appalti saltati, analisi smentite, autorizzazioni e decisioni rilasciate, prese e poi negate senza un criterio coerente. E per tutto nessuna risposta, a quanto pare nemmeno per l’inchiesta della Procura aquilana che ha bloccato gli ultimi lavori, a dicembre, sul nascere. E allora il Wwf Abruzzo, anche per la scarsità di certezze sul dragaggio che dovrebbe partire dopo l’appalto bandito ad agosto, ha avanzato venerdì scorso richiesta di accesso agli atti ad di Arta, Provveditorato alle Opere Pubbliche, Ministero dell’Ambiente e Capitaneria di Porto di Pescara sulla questione delle vasche di colmata e del dragaggio più in generale. “Gli incredibili ritardi che si stanno verificando per individuare una soluzione praticabile alla questione del dragaggio sono del tutto inconcepibili – afferma l’associazione ambientalista in una nota – considerando anche l’ammontare delle risorse pubbliche destinate a risolvere la situazione”. Per il Wwf “è inspiegabile che una vasca di colmata già esistente, utilizzata nel recente passato proprio per stoccare i sedimenti derivanti dal dragaggio del porto, non sia immediatamente svuotata e messa a norma per essere riutilizzata per accogliere i sedimenti dragati in un momento così difficile per il Porto di Pescara. L’uso della vasca di colmata esistente era ed è l’unica strada percorribile in tempi rapidi per dare una risposta alle esigenze del porto”.

 

Insieme agli ambientalisti, anche l’Associazioni Armatori  preme da dicembre 2011, quindi da 9 mesi, per adottare la soluzione della banchina artificiale di raccolta dei materiali. “Cosa ha impedito e tuttora impedisce l’avvio dei lavori di svuotamento di questa vasca esistente?”, chiede ancora il Wwf, che non comprende chi ci sia dietro l’ostracismo, “se è vero che tale vasca dovrà comunque essere messa in sicurezza prima o poi, appare evidente che anche economicamente conviene puntare su questa soluzione, raggiungendo due obiettivi in un’unica operazione”, si legge ancora nella nota. A rendere ancor più maiuscolo il dubbio ci sono le voci corse negli ultimi tempi: “Da dichiarazioni discordanti di progettisti e amministratori, sembrerebbe che si stia puntando sulla costruzione di una nuova vasca di colmata a mare”, riferisce il Wwf, “E’ possibile che la realizzazione di una seconda vasca, che deve essere sottoposta a Valutazione di Impatto Ambientale, appaltata e poi realizzata, possa rappresentare una soluzione più rapida dello svuotamento di quella già esistente? Si tratta” ribattono gli ecologisti, “di una vasca posta a pochi metri dal punto di attracco delle navi che si occupano dei dragaggi che comunque dovrà essere bonificata con l’uso di fondi pubblici”. Ora gli enti hanno 30 giorni per consentire l’accesso alla documentazione.