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Pescara, case Ater: residente presenta esposto alla Procura

Nick Di Meola, assegnatario di un alloggio ERP – Edilizia Residenziale Pubblica – del Comune di Pescara, presenta un esposto alla Procura della Repubblica di Pescara e alla Corte dei Conti perchè, “senza l’approvazione dei bilanci, l’amministratore non può agire contro i condomini morosi”.

Nella lettera che il cittadino ha fatto circolare per mezzo stampa, si chiariscono le motivazioni dell’esposto.

Se l’assemblea di condominio non ha approvato né il bilancio consuntivo dell’anno scorso, né il bilancio preventivo, l’amministratore può incaricare l’avvocato di inviare ai proprietari morosi solleciti di pagamento delle quote relative ai bilanci non approvati, con consistente aggravio per “spese legali, competenze e interessi”, e minaccire di procedere in tribunale per il recupero del credito? In particolare senza alcun bilancio approvato, come farebbe il giudice ad emettere decreto ingiuntivo?“.

L’approvazione del bilancio preventivo delle spese e della ripartizione delle stesse, nonché l’approvazione del rendiconto annuale dell’amministrazione, rientrano tra i compiti dell’assemblea dei condomini, le cui deliberazioni (a meno che non vengano impugnate tempestivamente per pretesi vizi che ne causino l’annullabilità), sono obbligatorie per tutti i condomini. Con la conseguenza che il condominio dissenziente non può, in mancanza di formale impugnazione sottrarsi al pagamento di quanto da lui dovuto in base alla ripartizione approvata“.

Invero, tali delibere costituiscono titoli di credito del condominio e da sole provano l’esistenza del credito, legittimando la concessione del decreto ingiuntivo“.

Pertanto, in caso di mancata approvazione sia del rendiconto che del preventivo, l’amministratore deve rielaborare il documento secondo le indicazioni dell’assemblea e ripresentarlo alla stessa. Ove quest’ultima non approvi il rendiconto e/o il preventivo o sorga contrasto tra l’amministratore e i codomini, questi ultimi possono attivarsi e indire un’assembleastraordinaria quanto ne facciano richiesta almeno due condomini che rappresentino un sesto del valore dell’edificio”.

Se anche questo passo dovesse rilevarsi insufficiente i condomini potrebbero rivolgersi al giudice, attraverso un avvocato, al fine di riportare alla normalità la gestione economica condominiale. Qualora poi dovessero emergere gravi irregolarità finanziarie, può essere richiesta la revoca dell’amministratore. L’amministratore, a seguito della mancata approvazione del rendiconto e del preventivo può solo far fronte a situazione di necessità ed urgenza“.

Per concludere, l’amministratore non può far inviare – tramite un legale – alcuna diffida di sollecito pagamento né tanto meno è legittimato a minacciare di procedere giudizialmente per il recupero del credito, in quanto non ha alcun titolo – nello specifico, le delibere di approvazione del rendiconto e del preventivo – sul quale fondare la propria richiesta“.

L’esito della Commissione Vigilanza e Garanzia. I tecnici della Protezione civile regionale che hanno valutato la pericolosità delle tre palazzine di via Lago di Borgiano evacuate non hanno mai attribuito i danni riscontrati al terremoto, ma, anzi, a ‘danni preesistenti, eventualmente solo aggravati dal sisma’. Piuttosto i tecnici si sono limitati a certificare che ‘ai fini dell’agibilità sismica l’edificio è dichiarato inagibile per rischio strutturale elevato per gravi carenze strutturali’, come riportato testualmente nel verbale delle schede AEDES“.

È quanto emerso oggi in Commissione Vigilanza e Garanzia, presieduta da Carlo Masci, che, su richiesta dell’Associazione ‘Pescara – Mi piace’ ha ascoltato il tecnico dell’Ufficio Protezione civile comunale Lorenzo Ballone e l’assessore delegato Gianni Teodoro.

A questo punto una domanda è chiara: se il dissesto delle tre palazzine di via Lago di Borgiano non è stato causato dal terremoto, com’è stato possibile per il Comune di Pescara accedere ai fondi per l’autonoma sistemazione erogati dallo Stato esclusivamente per danni strutturali legati al sisma? Ed è su questo punto che la nostra Associazione chiederà alla Procura di fare chiarezza, sperando che il fascicolo venga esaminato con la massima urgenza, visto che a oggi il Comune incassa soldi che eroga ai cittadini“, ha detto Armando Foschi, componente dell’Associazione ‘Pescara – Mi piace’.

Sono trascorsi oltre due mesi dallo sgombero di 83 famiglie da tre palazzi dell’Ater in via Lago di Borgiano in quanto dichiarati a rischio collasso, e ancora ci sono troppi lati oscuri nella vicenda – ha sottolineato Foschi -. Lo scorso luglio, durante una prima riunione della Commissione, il Direttore dell’Ater ha ricordato che il ‘calvario’ è iniziato quando i residenti dei tre edifici Ater hanno segnalato di sentire scricchiolii provenire dalle mura delle proprie case”.

“L’Ater, che è la proprietaria delle case, ha allora incaricato la Labortec di effettuare controlli approfonditi su 16 stabili presi a campione e, mentre non sono stati riscontrati problemi in via Aldo Moro, è scoppiato il bubbone di via Lago di Borgiano, con 84 alloggi divenuti inagibili e da sgomberare con effetto immediato perché a imminente rischio crollo. In quella sede l’Ater ha annunciato l’apertura di un contenzioso proprio con il Comune che ha annunciato l’addebito delle spese sostenute all’Ater”.

“L’Ater ha ufficializzato che impugnerà le ordinanze prodotte sino a oggi perché, a suo giudizio, le spese dell’emergenza non sono a carico dell’Ater che, nel caso, dovrebbe chiudere i propri uffici per fallimento non disponendo di quelle somme. Quindi sarà un giudice a dover stabilire chi deve pagare le somme già anticipate, circa 200mila euro, che il Comune non si vedrà dunque restituire a breve”.

“Ma c’è di peggio: all’architetto Angelini della Labortec abbiamo chiesto di chiarire la contraddizione tra la propria perizia e le dichiarazioni della Protezione civile regionale circa le cause che hanno determinato l’inagibilità dei 3 palazzi. Nella perizia la causa è attribuita all’uso del cemento impoverito nella costruzione dei fabbricati nel 1974 e Angelini ha dichiarato che le tre palazzine non erano agibili già al momento della loro costruzione; il Comune ci aveva invece riferito che la Protezione civile ha attribuito la causa al terremoto consentendo di fatto al Comune di accedere alle agevolazioni e ai fondi dei CAS, ossia del Centro per l’Autonoma Sistemazione, per le quali ci sono famiglie che percepiscono anche 1.200-1.300 euro al mese. Ebbene, interpellato nel merito, l’architetto Angelini ha detto che durante la perizia strutturale è emerso senza alcun dubbio che ‘i tre palazzi erano inagibili dalla nascita, i tecnici hanno riscontrato una carenza complessiva di armatura sin dalla sua costruzione, gli edifici possono collassare per i soli carichi statici, dunque non servono le scosse di terremoto e non è stato il terremoto a causare l’inagibilità e l’inabitabilità dei tre palazzi’, in pratica siamo di fronte a una situazione del tutto simile a quella del palazzo privato di via D’Annunzio, i cui proprietari, infatti, non si sono potuti avvalere dei fondi del CAS”.

“Oggi – ha proseguito Foschi – abbiamo letto le schede AEDES e abbiamo chiarito che i tecnici della Protezione civile regionale hanno in realtà preso atto della relazione della Labortec e l’hanno confermata. Nella scheda infatti si legge che ‘sono presenti lesioni diffuse alle tamponature esterne e ad alcune tramezzature interne, soprattutto ai primi livelli. Si tratta perlopiù di lesioni preesistenti, che hanno subito aggravamenti a seguito degli eventi sismici del 2016’. E ancora ‘Parte delle lesioni sono state riparate. È stata riscontrata anche una ossidazione delle armature dei pilasti al piano terra’, e certamente le ossidazioni non dipendono dal terremoto. Ancora i tecnici citano che ‘l’Ater ha commissionato una valutazione della sicurezza strutturale del fabbricato. L’esito di tale valutazione ha stabilito che il fabbricato non è staticamente idoneo a garantire livelli minimi di sicurezza e pertanto dichiarato inagibile ed evacuato’. Infine i tecnici hanno concluso che ‘Pertanto ai fini dell’agibilità sismica l’edificio è dichiarato inagibile per rischio strutturale elevato per gravi carenze strutturali’. In nessuna parte del verbale hanno però detto che l’inagibilità è stata causata dal terremoto, che al limite potrebbe aver ‘aggravato lesioni preesistenti’. E a questo punto va fatta chiarezza: dinanzi alle due relazioni, è legittimo che il Comune di Pescara stia accedendo ai fondi per l’Autonoma sistemazione per erogare contributi alle 83 famiglie sgomberate? Ovvero, che le famiglie abbiano diritto al sostegno del Comune è fuori di ogni dubbio, ciò che non ci pare legittimo è l’uso dei fondi del CAS anziché fondi comunali o regionali. Ed è su questo punto che chiederemo alla Procura di fare chiarezza, a fronte del silenzio istituzionale del Comune”.