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Pescara, dragaggio: la soluzione in una ‘trappola’ brevettata dalla Nasa

Pescara. E’ possibile risolvere definitivamente il problema dell’insabbiamento del porto ricorrendo a un metodo di dragaggio più semplice ed economico? Secondo Lorenzo Di Cesare della Space age technology, si potrebbe applicare in città lo stesso sistema utilizzato negli scali di tutta Italia, dalle Marche alla Calabria fino all’Emilia Romagna: la cosiddetta ‘Trappola per la sabbia’.

Si tratta di un metodo innovativo, sperimentato diversi anni fa e, secondo quanto mostrato da un video esplicativo   proiettato stamattina all’interno della stazione marittima del molo sud, in voga in diversi porti della Penisola. “Per ripulire da un eccesso di sedimenti un canale o un porto si possono usare vari tipi di draghe”, annuncia il pescarese Lorenzo Di Cesare, che di mestiere si occupa della riconversione su terra dei brevetti della Nasa, “l’accumulo di sabbia o sedimenti può bloccare del tutto la navigazione in un canale o in un porto. Per evitare tutto questo si può utilizzare una trappola per la sabbia”.
La trappola, secondo quanto spiega Di Cesare, non è altro che un ‘buco’ posto in genere presso l’imboccatura del canale, che consente di pompare la sabbia sulla spiaggia vicina attraverso una piccola draga aspirante chiamata Seadozer. “Con un costo di 10 mila euro il Seadozer può favorire metodi innovativi come l’iniezione diretta di acqua”, aggiunge, “senza danneggiare la vita dell’habitat marino e rimuovendo i materiali dai fondali con interventi non impattanti e di breve durata”.
Le ricerche mostrano che la piattaforma con quattro unità di propulsione può operare stabilmente in acque basse o agitate. Con un equipaggio di soli due uomini e la capacità di operare senza supporto, riduce i costi di impianto e smontaggio dei cantieri che possono rappresentare il 40 per cento dell’intera operazione di dragaggio. Per lo smaltimento e il riutilizzo dei fanghi portati via dal porto, invece, i sistemi sono diversi: dall’utilizzo dei tubi per essiccamento o Geotubi, allo scarico libero a terra, dalla solidificazione meccanica all’impiego di un sito per lo stoccaggio del materiale dragato.
Il rammarico di Lorenzo Di Cesare è legato alla mancata applicazione dei suoi studi nel porto della sua città. “Ho mostrato il progetto al commissario straordinario Guerino Testa”, racconta, “ma non è parso interessato né a risparmiare né a semplificare le lunghe operazioni di dragaggio”.