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Pescara, sesto giorno di protesta AirOne Technic: rischio “crumiraggio”

Pescara. Per il sesto giorno consecutivo, gli operai della AirOne Technic continuano imperterriti la lotta per salvare il posto di lavoro, messo in pericolo dalle esternalizzazioni dei reparti di manutenzione da parte di Cai-Alitalia. Prosegue la protesta sul tetto dei locali dell’aeroporto d’Abruzzo, mentre stamattina i circa 70 manifestanti hanno occupato pacificamente la Tiburtina per un breve lasso di tempo. Sale la tensione per il rischio “crumiraggio”.

E’ fissato a domani mattina l’incontro a Fiumicino, nella sede dell’Alitalia, tra la delegazione formata dai presidenti delle Province di Pescara e Chieti, il sindaco di San Giovanni Teatino, il direttore del settore Trasporti e logistica della Regione Abruzzo, i presidenti di Confindustria e della Camera di Commercio di Chieti, Andrea Andorno, amministratore delegato di AirOne Technic con Carlo Schisano, responsabile contratti Alitalia, e i vertici della compagnia di bandiera. Intanto i circa 70 operai della ditta che si occupa della manutenzione degli aerei per l’Alitalia, sono arrivati al sesto giorno di protesta. Mercoledì scorso erano saliti sul tetto di uno degli hangar a bordo della pista, e da lì sono scesi dopo quattro notti, per spostarsi sul tetto dell’area ceck-in, per non incorrere in denunce dalle autorità aeroportuali incappando in violazioni della zona di volo.

Sotto il presidio, dal quale pende una forca ed un manichino impiccato, che impersona l’operaio strozzato dai tagli di Alitalia, un gazebo dove campeggiano le bandiere della Fiom-Cgil. Quel gazebo è da una settimana la “casa”, attrezzata con brace per cucinare, delle 70 tute blu che rischiano di perdere il lavoro già dal primo aprile, data dalla quale per tutti scatterà la cassa integrazione. “I guai sono iniziati due anni fa”, ci spiega il rappresentante sindacale Federico Romano, “con la fusione tra AirOne e Alitalia. Gradualmente hanno cominciato ad esternalizzare la manutenzione, lasciandoci sempre meno lavoro, fino alla prossima chiusura totale”. Una mossa adoperata anche con altre ditte simili, come la Aditech di Napoli, “ma lì sono riusciti ad ottenere commesse per altri cinque anni anche come ditta esterna ad Alitalia”, prosegue Romano. Il sindacato ha già chiesto una proroga 30 giorni all’inizio della cassa integrazione: seppur le pratiche per la mobilità sono già state avviate. Domani l’incontro a Fiumicino, ma le speranze degli operai sono fievoli: “Si sono mossi tardi, sono tre anni che noi ci mobilitiamo e non ci hanno dato mai retta”, incalza il rappresentante sindacale, che rincara la dose rispetto ai giorni scorsi e afferma: “resteremo qui anche dopo l’incontro di domani, fin quando non ci saranno buone notizie per tutti noi”.

E oltre al presidio sul tetto e all’esposizione di emblematici striscioni, questa mattina la protesta si è spostata in strada, quando per una decina di minuti gli operai hanno bloccato il traffico della Tiburtina, nel tratto antistante lo scalo aeroportuale; una manifestazione per amplificare i segnali di allarme verso la cittadinanza. All’orizzonte, però, una cordata tutta abruzzese, capeggiata dall’imprenditore Paolo Primavera, che potrebbe risollevare le sorti della ditta manutentrice per il post-Alitalia; avanzata anche una richiesta di “start-up” nei confronti dei vertici aziendali, ovvero altri due anni di commesse per potersi riorganizzare e poi muovere i passi indipendenti dalla A tricolore. Le prime risposte giunte, però, parlano di una mediazione ad un solo anno.

Nel frattempo sono rimasti fermi, proprio a causa dei controlli di manutenzione, 2 boeing 737 e i Crj; ragion per cui, da Roma, Alitalia si è preparata per inviare dei tecnici interni pronti a portare a termine le operazioni e mettere gli aerei in pista. “Questo si chiama crumiraggio esterno”, spiega Romano, “viola l’articolo 28 della legge 300”, una norma che impedisce ai datori di lavoro di violare il diritto di sciopero sostituendo chi manifesta con altri lavoratori. Un’infrazione già segnalata alle autorità dal sindacato, oltre che una decisione utile a spegnere ulteriormente le speranze degli uomini AirOne; proprio per questo, intorno alle 13:00 di stamattina, quando i manifestanti hanno avvistato alcuni dirigenti dell’Alitalia dirigersi a colloquio negli uffici della AirOne Technic, la tensione è salita sotto il gazebo. Impossibilitati ad informarsi personalmente, gli operai sono stati rassicurati dalle informazioni mediate da alcuni agenti della polizia e della digos presenti sul posto. “Non sono venuti per fare alcun intervento”, è stato detto alla folla agitata, ma senza risposte scritte su carta la rabbia di chi difende il prezioso stipendio non riesce a placarsi, se non sopraffatta dallo sconforto.

Il senatore Pd Legnini visita il presidio. “La vertenza Airone Technic non nasce per una crisi industriale o finanziaria dell’azienda, ma per una scelta gestionale di spostare la sede in un’altra regione: per questo motivo è una vertenza che si può risolvere positivamente per il futuro dei lavoratori. Ma occorre che ci si lavori con tempi rapidi e determinazione”. Lo afferma il senatore Pd Giovanni Legnini, che questa mattina ha incontrato i dipendenti in sciopero.
“Bisognava intervenire quando si stava definendo la nuova Alitalia: l’Abruzzo non può perdere la professionalità dei dipendenti di Airone Technic”, dice Legnini, “che adesso potrebbe essere valorizzata non solo per la manutenzione degli aerei ma anche per altri settori-chiave come le ferrovie. Ora c’è una cordata solida di imprenditori abruzzesi che vuole rilevare la società: questa proposta va sostenuta con forza e non solo a parole, e noi lo faremo ad ogni livello: lo faccia anche il centrodestra. L’Abruzzo non può perdere anche questa sfida”.

Daniele Galli