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Bussi, la discarica dei veleni continua a preoccupare

Bussi. Il disastro ambientale di Bussi continua a preoccupare: la situazione nel sito devastato dai residui industriali è tutt’altro che risolta. Questa mattina, durante la conferenza stampa presso la sala Consiglio Comunale di Pescara, le associazioni ambientaliste Italia Nostra, Marevivo, Ecoistituto Abruzzo, Miladonnambiente hanno chiaramente illustrato l’entità del danno e fatto luce su quanto sta accadendo in ambito giudiziario.

 

L’attenzione è rivolta innanzitutto ai provvedimenti presi fino ad ora per garantire la messa in sicurezza delle acque del fiume Pescara,  dimostratisi insufficienti. Dal 2007, l’anno in cui venne scoperta la discarica vicino al polo chimico di Bussi, ad oggi, solo una piccola percentuale dei rifiuti tossici individuati è stata rimossa (la discarica denominata “Montedison” conta 240.000 tonnellate di rifiuti chimici accumulati), gran parte resta sepolta nel sito e continua a riversarsi nelle acque minacciando ulteriormente la stabilità ambientale del territorio che il fiume attraversa. Nonostante l’obbligo di legge che indica tassativamente di procedere con la bonifica del suolo e la nomina del commissario Adriano Goio chiamato in causa per far fronte all’emergenza, “il nostro territorio non è stato messo ancora in sicurezza” avvertono i rappresentanti. L’obiettivo delle associazioni intervenute al dibattito è rendere noto ai cittadini abruzzesi che, sebbene la vicenda sia passata in secondo piano, la soglia di attenzione deve restare alta. Devastanti sarebbero le conseguenze se i dati raccolti dopo una lunga documentazione degli atti non venissero presi seriamente in considerazione per un azione immediata di risanamento della Valpescara. Per quanto riguarda il processo in atto, c’è stupore per la mancata costituzione come parte civile delle istituzioni territoriali direttamente interessate alla vicenda. Alla vigilia della prossima udienza del processo, prevista per il 28 gennaio, le associazioni chiedono al Ministero dell’Ambiente, al commissario Goio e alla Regione Abruzzo di costituirsi come parte civile, per avanzare la richiesta risarcitoria nei confronti dei responsabili a seguito del danno provocato. È questo l’appello lanciato in definitiva e rivolto anche a tutti i cittadini che vogliono contribuire per far si che la vicenda trovi finalmente una soluzione tale da rendere sicura la “megadiscarica” di Bussi. (Per informazioni: www.ecoab.it/bussiciriguarda).
Nel frattempo l’Italia dei Valori ha presentato una risoluzione in vista della seduta di Consiglio regionale del 26 gennaio, con la quale si chiede la costituzione di parte civile nel processo sulla discarica di Bussi della Regione Abruzzo. La data di giovedì 28 rappresenta il termine ultimo per costituirsi parte civile nel processo come parte offesa. Anche Marinella Sclocco ha chiesto alla Regione di seguire i comuni di Bussi, Castiglione a Casauria, Torre dei Passeri, Pescara e la Provincia che si sono già costituiti parte civile al processo. “Più  volte – ha spiegato la Sclocco – ho richiesto con interrogazioni scritte e documenti (l’ultimo firmato e votato all’unanimità al termine del consiglio regionale sulla crisi di Bussi) che le aree venissero bonificate per arginare i danni e permettere l’arrivo di nuovi insediamenti produttivi.  Una somma – prosegue il consigliere del PD – chiaramente insufficiente, è stata inserita nel masterplan ma non servirà né a risanare i danni  continui e devastanti nel fiume, nel suolo, tanto meno  nel mare”.

 Risoluzione discarica di Bussi