E’ il nuovo capitolo della saga dei poligoni montani dell’esercito in cui per decenni hanno sparato colpi di mortai e obici sui versanti di alcuni massicci abruzzesi lasciando a terra una montagna – è il caso di dirlo – di rifiuti bellici e in un paio di casi anche contaminazione del suolo.
Quello del Sirente è stato usato fino al 1987 circa. Il primo agosto i volontari della SOA hanno perlustrato un ampio settore delle pendici orientali di monte San Nicola, sopra la piana di Baullo, in un paesaggio meraviglioso. A terra resti di ogive e altro materiale bellico, con pezzi da pochi centimetri a 40.
Ieri è stato quindi inviato a tutti gli enti un esposto in cui si sollecita:
-l’emissione delle ordinanze previste dalla legge da parte del Sindaco di Gagliano Aterno affinché siano rimossi tutti i rifiuti, da cercare non solo a vista ma anche con metal detector e altri mezzi considerata la vegetazione presente;
-la Regione Abruzzo dovrebbe inserire il sito nell’anagrafe dei siti potenzialmente contaminati;
Dichiara Augusto De Sanctis, consigliere della Stazione Ornitologica Abruzzese “Dopo l’avvilente storia del poligono di Monte Stabiata a L’Aquila nel parco nazionale del Gran Sasso, dove il procedimento di bonifica aperto nel 2014 è ancora in alto mare, abbiamo deciso di fare sopralluoghi negli altri poligoni usati nel passato dall’esercito. Questo di Monte Sirente è stato attivo per decenni fino al 1987 quando nacque il parco. Venivano colonne dell’esercito anche dal nord Italia per piazzare obici e mortai sulle colline circostanti che puntavano e sparavano verso la montagna. Addirittura ci furono proteste perché colpirono l’acquedotto danneggiandolo. Ogni tanto, anche recentemente, vi è notizia di ritrovamento di proiettili inesplosi. Nonostante ciò nell’area protetta i pascoli attraversati da sentieri escursionistici e utilizzati dal bestiame e dagli animali selvatici sono disseminati di rifiuti bellici. Una situazione inconcepibile che l’esercito deve affrontare e risolvere immediatamente”.