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Sulmona, suicidio in carcere: l’intervento

L’episodio accaduto nel carcere di Sulmona richiama l’attenzione sulle condizioni della detenzione in Abruzzo. Se l’inchiesta della magistratura confermerà che il 24enne pugliese si è tolto la vita o, ancora peggio, nel caso venga fuori un’altra verità, dovrà aprirsi una seria riflessione nella politica e nella società abruzzese.

 

La casa di reclusione di Sulmona, con la costruzione di un altro lotto, sta diventando uno dei carceri più importanti del Centro Italia, dove i problemi irrisolti del sistema detentivo sono accresciuti proprio dalle notevoli dimensioni e dalla complessità dell’istituto di pena.

Nel carcere di Sulmona c’è un imponente circuito di massima sicurezza con circa 450 detenuti su 304 posti regolamentari. Vi è dunque un notevole sovraffollamento, un’altissima presenza di ergastolani e la presenza di un cospicuo numero di collaboratori di giustizia, proprio come il giovane di Altamura, trasferitosi dal carcere di Benevento e trovato morto nella sua cella mentre vi era il cambio di turno delle guardie.
La carenza di personale penitenziario nella struttura aumenta le difficoltà di gestione di questo come degli altri istituti abruzzesi, nei quali, peraltro, si assottigliano sempre più i fondi per le attività trattamentali e il reinserimento sociale, con un’incidenza della recidiva molto preoccupante, che si attesta ben oltre il 50%.

I troppi i casi di autolesionismo, con una punta di 82 casi al Castrogno di Teramo, dove la carenza di personale è drammatica e nei giorni scorsi si è registrata l’ennesima aggressione ai danni dei poliziotti, i molti scioperi della fame e manifestazioni di protesta dei detenuti denotano condizioni di malessere e disagio, altresì confermate dalla percentuale delle patologie psichiatriche che richiedono assistenza.
Come Presidente regionale di Antigone, dopo essere stato ricevuto in V Commissione del Consiglio regionale, rinnovo il mio appello affinché la politica regionale intervenga tempestivamente e decisamente per risolvere i numerosi problemi degli 8 istituti penitenziari abruzzesi, e in particolare mediante investimenti per migliorare la sanità carceraria, l’erogazione di fondi per le attività sociali e di recupero, promuovendo occasioni di risocializzazione, con la previsione di incentivi e agevolazioni per sostenere le attività di volontariato in carcere e soprattutto quelle lavorative.

 

Occorre investire per migliorare e rendere sistematica la formazione del personale di polizia penitenziaria in ragion della tipologia del carcere, adeguandone il numero soprattutto laddove si registra un sovraffollamento, mettere in sicurezza gli edifici e sviluppare le tecnologie di monitoraggio e di sorveglianza, accrescere il numero degli educatori.
Avv. Salvatore Braghini (Pres Antigone Abruzzo)