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Protesta L’Aquila: in diecimila invadono la città

L’Aquila. Giovani, adulti, donne con passeggini e bimbi al seguito, ma anche molti anziani. Nessuno è voluto mancare all’appuntamento e in migliaia si sono recati alla Villa comunale per la grande mobilitazione pubblica. Al grido di “SOS – Sospensione tasse, occupazione, sostegno all’economia”, un lungo serpentone nero verde ha attraversato piazza Duomo e il Corso, da poco riaperto, fino ad arrivare d’avanti alla Fontana Luminosa, per poi scendere verso la parte bassa della città e raggiungere il piazzale dell’ex Italtel.

A guidare il corteo i gonfaloni del Comune e della Provincia dell’Aquila, della Regione Abruzzo, e di tanti piccoli comuni vicini.

La solita operazione di facciata. Aquilano sveglia, Bertolaso regna“, “Proroga della pazienza, deroga all’intelligenza“, “Nessuna prospettiva, solo spigoli vivi“, “Ruffiani di Stato contro i terremotati”, “Sciacalli andate via”, “Mai più soldi con i nostri morti”. Sono solo alcuni degli striscioni e dei cartelli che accompagnano le migliaia di manifestanti, diecimila secondo questura.

Con la dignità che li ha distinti fin dal primo momento della tragedia del terremoto, gli aquilani hanno chiesto certezze, lavoro. “Non siamo pazzi ma delusi da Berlusconi” hanno detto, invitando ”Letta e Chiodi a farsi da parte”. E poi ancora, ”308 aspettano giustizia, 16mila senza lavoro, 100mila rivogliono la loro città. Benvenuti nel cratere, benvenuti in Italia”.

I manifestanti hanno detto la loro anche contro il sindaco Massimo Cialente: ”Mezzo Cialente, mezzo Commissario, uguale zero ricostruzione”. Chiusi i pochi esercizi commerciali riaperti nel cuore della città. Saracinesche abbassate con attaccati il manifesto dell’SOS e la scritta “Anche noi aderiamo alla protesta cittadina”.

I manifestanti si sono spinti fino al casello autostradale dell’A24, all’uscita dell’Aquila Ovest. Con loro, c’era lo stesso sindaco Cialente, accompagnato da una rappresentanza di primi cittadini. L’obiettivo? Raggiungere la capitale. Resta aperto il casello dell’Aquila Est, solo in direzione Teramo.

Le reazioni.

“Cento milioni di euro da restituire ogni anno per i prossimi cinque. Una eventualità insopportabile per gli aquilani, molti dei quali non hanno più un lavoro, un’attività, una speranza”. Il grido d’allarme è quello del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, che ha sfilato con la fascia tricolore in mano, un segno di protesta che è diventato ormai una sua caratteristica, il suo essere rappresentante di quello stesso Stato da cui si sente abbandonato. ”Tornare a pagare le tasse dal primo gennaio 2011 serve a poco. Le famiglie aquilane avranno dei redditi più bassi e saranno strangolate tra le tasse da restituire, quelle da pagare e le necessità economiche contingenti. Riconosco che il sottosegretario Letta ha fatto un grande sforzo, ma chiedere ai terremotati di versare tutto, subito, e in sole 60 rate, non significa dare risposte reali a questo territorio che sta letteralmente morendo. Per cinque anni, noi, senza case e senza un reddito adeguato, ci troveremo a dover pagare la più alta quota di tasse e contributi d’Italia. Ci chiedono di donare sangue, quando invece siamo noi che abbiamo bisogno di trasfusioni”.

”Sei mesi di proroga serviranno a lavorare per raggiungere l’obiettivo. Quella di ieri a Roma è stata comunque una giornata molto importante perché, oltre alla proroga della fiscalità agevolata, ha significato anche uno sblocco di una grossa somma in favore dei Comuni e di altre risorse per la ricostruzione”. E’ il commento di Antonio Del Corvo, presidente della Provincia de L’Aquila.

“Il governo Berlusconi si sta dimostrando incapace di mantenere gli impegni assunti con gli aquilani e la manovra finanziaria imposta dagli errori dello stesso governo ora ci preoccupa ancora di più: la situazione all’Aquila è disperata e il governo è fuggito”. E’ il commento del segretario regionale del Pd Silvio Paolucci ed del segretario provinciale dell’Aquila Michele Fina. “Siamo preoccupati perché la ricostruzione costerà diversi miliardi di euro e gli aquilani non hanno la possibilità di pagare le tasse. La verità è che il governo Berlusconi sta trattando gli aquilani come terremotati di serie B rispetto a Marche ed Umbria e questo con la complicità del Pdl abruzzese e l’assenza di qualsiasi ruolo del commissario Chiodi”.

“La notizia della proroga della fiscalità agevolata fino a dicembre 2010 è un primo segnale positivo. Si sta andando nella direzione giusta. Ma non è sufficiente. Abbiamo perso troppo tempo. In questo momento dovevano esserci già dei provvedimenti pronti per la ricostruzione della città”. A parlare è Luca Ricciuti, consigliere PdL alla Regione Abruzzo, uno dei primi sostenitori della mobilitazione cittadina. ”Era necessario che il Commissario Chiodi avesse già le carte pronte da presentare al Governo che attestassero di quanti soldi questo territorio ha realmente bisogno. Per ricostruire occorrono almeno 8 miliardi di euro; qui si stanno giocando la faccia gli Enti locali. Fortunatamente il presidente Berlusconi non ha blindato la manovra finanziaria. Questo significa che il Parlamento, confermando il saldo, può trovare ulteriori risorse per noi. E’ ora che, oltre ai senatori, si sveglino anche i deputati”.

”Quella data ieri sera dal sottosegretario Gianni Letta è una non notizia”. L’ex presidente della Provincia dell’Aquila, attuale responsabile nazionale del PD per la ricostruzione post sisma, Stefania Pezzopane, dice “basta con i pannicelli caldi. Vogliamo sapere come ricostruire L’Aquila, il suo territorio e la sua economia. E lo vogliamo sapere ora”.

”Grande mobilitazione di civiltà e dignità”. Così il senatore Alfonso Mascitelli, coordinatore IdV Abruzzo, definisce la mobilitazione aquilana. ”Questa gente chiede solo e giustamente certezza dei diritti. Non vuole elemosine, come in un negozio di pane, da invocare ogni sei mesi. Vuole risorse vere e non virtuali”.

Marina Serra

Foto: Repubblica.it