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Procura L’Aquila si candida per avviare il protocollo nazionale per la lotta al terrorismo

L’Aquila. “Sul discorso del terrorismo sottoscrivo quello che ha detto Laudati. Noi qui ci troviamo in una condizione ideale per i rapporti che ci sono tra noi procuratori dell’Aquila perchè c’è una massima intesa, c’è una perfetta sintonia, allora dico sfruttiamo, approfittiamo di questa magnifica intesa che c’è tra tutti noi per discutere di questa esigenza reale, di questo protocollo sul terrorismo, anche a me farebbe molto piacere essere tra i primi.

Proposta operativa: c’è questa traccia che Franco Roberti (Procuratore nazionale antimafia) ci ha fatto arrivare, la rielaboriamo tra di noi ovviamente interloquendo con i colleghi e darci un appuntamento non troppo in là, magari già un mese”.

Lo ha detto il Procuratore capo della Repubblica dell’Aquila che è anche responsabile della Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo per l’Abruzzo, Fausto Cardella, rispondendo alla proposta avanzata dal sostituto procuratore Laudati della Dna, quella di dare avvio a livello nazionale a un protocollo ad hoc per la lotta al terrorismo.

Cardella ha di fatto “candidato” la Procura dell’Aquila come prima in Italia a dare avvio al progetto della Dna. L’occasione è stato il protocollo d’intesa in materia di indagini finalizzate all’applicazione di misure di prevenzione patrimoniali, sottoscritto stamane presso la Corte d’Appello dell’Aquila tra gli stessi rappresentanti della Dna ed i procuratori dei quattro capoluoghi di provincia dell’Abruzzo.

Nel corso della visita all’Aquila il sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia, Antonio Laudati, ha infatti annunciato l’intenzione da parte della stessa Dna di dare avvio ad un analogo protocollo d’intesa con tutte le procure d’Italia relativo alla sola materia di terrorismo.

Secondo Laudati le attività per contrastare il terrorismo sono di prevenzione attraverso “una forma di controllo che non può più essere quello affidato ai soli servizi segreti ma deve essere anche giudiziario. Per cui il protocollo a che cosa serve, certo – ha aggiunto – le competenze sono stabilite dalla Legge però al di là delle singole attribuzioni, la conoscenza del territorio su questa materia e’ fondamentale perchè occorre l’individuazione dei soggetti a rischio e molto spesso i soggetti a rischio si mimetizzano soprattutto in un territorio dove meno è presente il focus di attenzione delle forze di polizia e in territori che sono strategici, di passaggio, per raggiungere gli obiettivi da colpire. Il protocollo non è un punto di arrivo ma è semplicemente un’occasione di dialogo e un’occasione di lavoro utile per confrontarsi e avviare programmi”.

“Sul terrorismo le misure di prevenzione ormai sono uno strumento difficile perchè hanno sempre evidenziato lacune normative, da anni si cerca una semplificazione normativa del sistema sulle prevenzioni però noi sappiamo che il contrasto patrimoniale è la chiave di volta per la sconfitta alla criminalità organizzata; nessuno di noi oggi possa ritenere che l’unica risposta sanzionatoria sia il carcere, mentre le misure patrimoniali sono una nuova forma di sanzione in un momento di crisi particolare.

Se è vero che normalmente circolano 450 miliardi di euro sul circuito finanziario di proventi di attivita’ illecita di vario tipo, credo che uno stato democratico non possa piu’ pensare di tagliare le pensioni, gli stipendi, licenziare gli operai, ma deve assolutamente recuperare il patrimonio illecito che circola sul mercato finanziario e ricondurlo alla scoieta’ civile e su questo le Procure possono avere un ruolo fondamentale”, ha concluso Laudati.

“E’ importante che ci si confronta sulla competenze perchè la Legge è fatta un po’ male, non chiarisce. Il decreto Antimafia ci crea dei problemi che stiamo cercando di superare con il coordinamento, con la circolazione delle informazioni, con regole che evitano delle sovrapposizioni, raddoppi inutili. L’efficacia nell’azione di contrasto sul piano cautelare e di prevenzione nasce con la tempestivita’, completezza e con il coordinamento degli interventi. Purtroppo il Csm non è mai intervenuto per indicare una piccola attività rivolta ai protocolli, la loro attuazione e’ affidata alla buona volontà e al senso istituzionale dei singoli uffici”.

Ha dichiarato invece all’Aquila, il procuratore nazionale Antimafia Franco Roberti, nel corso della firma del protocollo d’intesa.