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Lanciano, Paolo Picchio racconta la storia della figlia suicida per colpa dei cyberbulli

Lanciano. Sarà a Lanciano per l’intera giornata di martedì 16 maggio il papà in prima linea nella lotta alle diverse espressioni del bullismo dopo la tragica scomparsa della figlia. Carolina aveva 14 anni quando nel gennaio 2013 si tolse la vita “uccisa – come dice lui – da quei 2600 like, fatti di insulti e volgarità, a corredo di un video a sfondo sessuale messo in rete da ragazzini poco più grandi di lei”.

 Durante una festa le avevano fatto perdere conoscenza, poi l’avevano molestata e filmata, infine postato in rete il video che aveva subito raccolto migliaia di commenti. Carolina non ce l’aveva fatta a reggere e nella notte del 13 gennaio si era lanciata dalla finestra.

 Paolo Picchio, su invito dell’Associazione “Maria Luisa Brasile”, alle ore 9 incontrerà gli alunni della Scuola Media dell’Istituto comprensivo di Castelfrentano, e alle 11 a Lanciano, presso l’Aula Magna della “Umberto I” quelli della “Mazzini, “Don Milani” e “Umberto I”. Nel pomeriggio, alle ore 17,00, al Palazzo degli Studi si terrà l’incontro aperto a cittadini, genitori, insegnanti, studenti, adolescenti, nel corso del quale, oltre a portare la sua testimonianza, parlerà della legge per la prevenzione e il contrasto al cyberbullismo, il cui testo, grazie al suo impegno ostinato di questi anni, è tornato in questi giorni alla Camera per l’approvazione definitiva. Saranno presenti la presidente dell’Associazione Adelaide Caldora e il sindaco Mario Pupillo.

 Il caso di Carolina aveva suscitato clamore. La sua insegnate di musica, novarese anche lei, Elena Ferrara, diventata senatrice, aveva subito presentato il disegno di legge, quattro anni fa. Il testo prevede novità importanti, come ad esempio che ciascun minore ultraquattordicenne, nonché ciascun genitore o chi esercita la responsabilità genitoriale, possa inoltrare al gestore del sito internet o del social media un’istanza per l’oscuramento, la rimozione o il blocco di qualsiasi dato della vittima di cyberbullismo. Oppure l’ammonimento al bullo da parte del questore, prima che si formalizzi la denuncia e l’educazione continua nelle scuole. Il papà non s’è mai fermato da quando Carolina non c’è più. Gira scuole e città di tutta Italia per sensibilizzare al problema. Intanto i bulli che hanno causato la morte di sua figlia, tutti condannati per reati gravissimi, stanno scontando la messa alla prova alternativa al carcere. Picchio aveva espresso la speranza che nel loro percorso di recupero fosse prevista una testimonianza diretta ai loro coetanei nelle scuole per spiegare quali danni possano determinare atti di cyberbullismo.