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Un orto terapeutico all’hospice Alba Chiara di Lanciano

Lanciano. Gira tutto intorno all’idea di cura. E’ un denominatore comune, è un credo, e tiene la vita come irrinunciabile universo di riferimento. Quella delle persone come delle piante.

Era perciò destino che un hospice accogliesse al proprio interno un orto, con finalità di cura intesa nel senso più alto e più ampio del termine. Questi i caratteri genetici di un’esperienza che non ha precedenti in Italia, e che pone “Alba Chiara” all’avanguardia nel campo delle cure palliative.

Nella struttura di via Belvedere, a Lanciano, è stato realizzato un orto in terra piena a scopo terapeutico di circa 500 metri quadrati allo scopo di fornire un’ attività per la terapia occupazionale dei pazienti presi in carico dalla rete di cure palliative ed alle loro famiglie, anche al fine di favorirne la riabilitazione psico-fisica. L’iniziativa è stata presentata questa mattina nel corso di una conferenza stampa alla qualebhanno preso parte il responsabile dell’unita operativa Hospice e cure palliative Pier Paolo Carinci, l’agronomo Marina Paolucci, l’assessore regionale alla Programmazione sanitaria, Silvio Paolucci, e il sindaco di Lanciano, Mario Pupillo. L'”orto d’amore”, com’è stato denominato, è stato realizzato anche con un’altra finalità: aprire l’hospice e renderlo un luogo partecipato, liberandolo da quel vissuto cupo e disperante che genera nel sentire comune, perché percepito unicamente come luogo di dolore e di morte. Più corretto, invece, pensarlo come un luogo di cura diverso, caratterizzato da attività assistenziali e modello di organizzazione non sovrapponibili a quelle degli ospedali, e come tale andrebbe conosciuto.

“Ripeto spesso che il nostro modello di assistenza dovrà sviluppare una forte connotazione territoriale – ho sottolineato Paolucci – abbandonando anche l’idea che le eccellenze siano concentrate nella parte ospedaliera. L’hospice di Lanciano è uno straordinario esempio di sanità del territorio che esprime qualità ad altissimo livello, ed è per questa ragione che nuovi progetti che potranno essere sviluppati troveranno nel Governo regionale supporto e sostegno adeguati, anche sotto il profilo economico. Abbiamo liberato risorse per 90milioni di euro stornando alla sanità fondi che erano stati distratti dalla sanità, gran parte dei quali saranno destinati al territorio”.

L’orto, dunque, rappresenta uno strumento che completa il percorso clinico assistenziale del paziente, con ricadute positive sotto il profilo fisico e psicologico, perché la terapia occupazionale ne migliora la qualità di vita, anche attraverso il coinvolgimento dei famigliari e degli amici.

L’organizzazione dell’ortoterapia è coordinata da Pier Paolo Carinci, dalla responsabile tecnica del progetto, Marina Paolucci, dai Presidenti delle Associazioni di volontariato coinvolte e dagli operatori dell’hospice. Ovviamente l’accesso dei pazienti viene supportato dal personale e limitato all’attività amatoriale compatibile con le condizioni fisiche e cliniche degli stessi. Per la realizzazione dell’orto, è stato adottato uno stile ad aiuola per facilitare la raccolta; inoltre sono state previste consociazioni di piante che amano stare vicine, risultando così più forti all’aggressione di malattie e parassiti. Nelle aiuole più importanti vengono coltivate specie principali come pomodori, patate, melanzane, legumi, mentre le piante officinali trovano una collocazione separata.

“Diversi studi affermano che occuparsi della coltivazione di piante e ortaggi, la raccolta dei prodotti della natura, anche il solo osservarne la crescita, abbiano una valenza psicologica positiva e terapeutica in diverse tipologie di pazienti – sottolinea Carinci – . In Italia questa modalità di cure integrativa è stata iniziata in diversi setting di cura mediante la predisposizione di vasconi di terra o la coltivazione di piante e fiori in aree adiacenti reparti di oncologia, hospice, residenze per anziani, case della salute. Per quanto è dato saperne, allo stato attuale non è presente, nel panorama delle reti di cure palliative italiane, un progetto strutturato di ortoterapia che preveda la coltura su terreno di piante da orto, come pomodori, melanzane, zucchine, cetrioli, peperoni, fagioli, zucche, cocomeri, fragole, peperoncini, e tutte le piante aromatiche. La nostra esperienza, perciò, è destinata a essere recepita con sicuro interesse anche dalla comunità scientifica, al fine di verificarne gli effetti sul paziente, poiché gli atti motori legati alla coltivazione favoriscono il mantenimento della motricità e l’incremento della forza residua. Anche l’apprendimento viene stimolato, cosi come la memoria che viene esercitata al ricordo dei tipi di piante, alla loro ciclicità e stagionalità”.

Il progetto “Orto d’Amore” di Alba Chiara si ispira agli orti medievali, presenti nei conventi e identificati come luogo di incontro, di riflessione e di preghiera. Realizza la metafora del prendersi cura, condividendo spazi e emozioni, e quando possibile condividendo il consumo dei prodotti dell’orto in incontri conviviali.

A margine della conferenza stampa all’Hospice di Lanciano, l’assessore regionale alla Programmazione sanitaria, Silvio Paolucci, ha voluto chiarire la questione dei fondi per la realizzazione dei nuovi ospedali in Abruzzo: “E’ stata condotta un’operazione di bassissimo rango tesa a fare confusione, falsificando la realtà contenuta in atti e documenti della Regione – ha esordito -, perché nemmeno un centesimo è stato distolto in favore del nuovo presidio di Chieti. Esistono fonti di finanziamento differenti e ben distinte, che strumentalmente sono state mescolate, ma per fare chiarezza dobbiamo rimetterle in fila: ci sono i fondi dell’articolo 20 della legge 67/1988 sull’edilizia sanitaria, i fondi Inail, e poi quelli derivanti dai saldi positivi degli ultimi quattro anni del Fondo sanitario regionale, cui vanno ad aggiungersi anche quelli del saldo 2015. Rispetto all’articolo 20, nulla è stato modificato dell’Accordo di programma sottoscritto con il Ministero, un documento che scaturisce a conclusione di un iter complesso, durato anni, che non si cancella con la scolorina né si possono cambiare le carte in tavola con un colpo di mano. Non esiste nessun atto della Regione che vada a modificare quei contenuti, pertanto restano i 228 milioni di euro destinati alla realizzazione dei nuovi ospedali di Lanciano, Vasto, Giulianova, Penne, Avezzano e Sulmona, che nella programmazione regionale continueranno a esistere per svolgere la propria funzione per i pazienti acuti”.

L’entità di queste risorse, poi, sale fino a 371 milioni con l’aggiunta di fondi regionali. Per quanto riguarda Chieti, invece, “nel dispositivo della delibera di Giunta – ha aggiunto Paolucci – abbiamo fatto una dichiarazione di pubblico interesse, che rappresenta la condizione preliminare per attivare il project financing, che nulla c’entra con l’articolo 20, e seguirà un percorso totalmente differente. Inoltre proprio ieri abbiamo portato a termine la determinazione dello storno di vecchi flussi finanziari distolti dalla sanità e che ora tornano alla destinazione originaria, che libera, a partire da giugno, 90 milioni di euro, una somma ingente, metà della quale sarà destinata alla medicina del territorio. Sul tema dei fondi per la sanità, dunque, è necessario ristabilire la verità, l’unica possibile, che è quella dei fatti. Tutto il resto è atto di pirateria, è mistificazione, che racconta una realtà che non esiste e produce solo confusione nell’opinione pubblica”.