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L’Aquila, si è dimesso il sindaco Biondi: ecco le motivazioni

L’Aquila. Con la serenità, il senso di responsabilità e il rispetto che si deve alla comunità aquilana, ho deciso di rassegnare le dimissioni da Sindaco.

 

Il governo nazionale, ma anche le forze politiche locali, sembrano non dare la dovuta attenzione all’Aquila e al suo territorio, nonostante il decennale del sisma sia alle porte. Una ricorrenza che segna una fase estremamente delicata della rinascita, che ha più che mai bisogno di impegni chiari, di prospettive e di uno sforzo condiviso, che faccia prevalere l’interesse della collettività, rispetto a quello dei singoli.

 

In meno di due anni, abbiamo raggiunto degli obiettivi importanti, pur nella complessità di una situazione ereditata con molte criticità. Penso alle stabilizzazioni del personale del Comune, alle certezze che finalmente sono state fornite ai dipendenti Ripam, all’accordo attuativo per la caserma Rossi, al progetto di riqualificazione dell’area di San Basilio, al concorso di idee per Porta Barete, alla riforma delle società partecipate, al piano per l’edilizia cimiteriale, al piano per il riassetto dell’edilizia scolastica, all’accordo con Anac e Provveditorato alle Opere pubbliche per velocizzare l’assegnazione degli appalti per la ricostruzione delle scuole, ai criteri adottati nell’assegnazione degli alloggi del progetto Case che garantiscono in primis gli aquilani e chi ha scelto di rimanere in questa città, all’attenzione alle problematiche legate alla disabilità e l’istituzione del disability manager, all’avvio dei cantieri di Palazzo Margherita e della De Amicis.

 

E, ancora, al Piano per la mobilità urbana sostenibile, all’anello tra le statali 17 e 80 a ridosso del casello autostradale che con il nostro impulso finalmente vedrà la luce, alle risorse che siamo riusciti a dirottare su questo ente grazie ai fondi europei – parliamo di oltre un milione con i progetti vincitori di bandi, cinque per la mobilità elettrica (fondi ReStart) e altri cinque legati ai programmi di Sviluppo urbano sostenibile – all’acquisto di nuovi mezzi pubblici tra cui il primo bus completamente elettrico d’Abruzzo, al fascicolo elettronico del cittadino, alla valorizzazione delle delegazioni che sono tornate a essere un punto di riferimento per i cittadini, alla rimodulazione del piano di sviluppo del Gran Sasso, al memorandum con l’Agenzia spaziale europea per lo sviluppo del 5G, all’accordo con il Mibac che ha portato a un milione di euro per le iniziative legate al decennale, al rilancio, vero e riconosciuto, di iniziative come i Cantieri dell’immaginario e la Perdonanza celestiniana, all’intesa che porterà a far sì che la maratona jazz diventi un appuntamento fisso, al bando da dieci milioni per lo sviluppo del turismo per L’Aquila e il Cratere, all’attivazione dell’infopoint alla Fontana luminosa, alla riduzione della tassa sui rifiuti per le attività produttive, l’arrivo della tappa del Giro d’Italia (lo scorso anno a Campo Imperatore e quest’anno nel centro della città), la partita di rugby internazionale tra Zebre e Dragons che ha portato allo stadio Fattori 6000 persone, l’attivazione della cabina di regia per la smart city, l’istituzione della commissione per l’arredo e il decoro urbano, il riconoscimento per la città dell’Aquila (unica in Italia) dalla commissione europea nell’ambito del progetto Digital cities challenge, l’apertura delle trattative per il parcheggio in zona Porta Leoni e l’approvazione del progetto per quello a San Bernardino, la revoca alla società che gestiva l’aeroporto di Preturo e la costante collaborazione proficua con università e centri di ricerca internazionale, come Gssi e Infn.

 

Sono solo alcune delle tante azioni poste in essere in poco tempo, nella piena legalità, trasparenza e legittimità degli atti amministrativi. Mi trovo nella condizione di dover interrompere questo processo virtuoso, ripeto, per l’assenza di risposte concrete da parte del governo e per l’atteggiamento autoreferenziale della politica locale.

Il sottosegretario Crimi mi ha detto che il decreto Etna – che dovrebbe prevedere lo stanziamento di fondi per dieci milioni di euro, per le maggiori spese e le minori entrate del Comune – forse andrà in discussione la prossima settimana. Troppi condizionali, in questa informativa del governo, con tempi decisamente incerti.

 

Alcune componenti politiche che, insieme a me, sono state chiamate ad amministrare la città nel giugno del 2017, sembrano aver smarrito la forza propositiva e l’entusiasmo di quei giorni. È come se avessero dimenticato che l’obiettivo unico e primario è la ricomposizione comunitaria della città e del suo territorio, attraverso politiche e interventi efficaci, che abbiano come fine ultimo la crescita e il benessere dei cittadini.

È questo il momento per dimostrare che la città può contare su una classe dirigente consapevole e matura, che sappia coniugare valori e azioni di una buona e sana amministrazione.

Nel primo pomeriggio ho formalizzato le dimissioni davanti al segretario generale, ben conscio della loro forza dirompente, ma convinto che la città non può subire la vaghezza del governo né l’immaturità di alcune espressioni della politica locale.