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Superbonus, caro energia, stato emergenza e Pnrr: l’intervista al Senatore Alberto Bagnai (Lega)

Senatore Bagnai, potrebbe spiegarci l’ultima mossa della Lega sulla questione della cessione del credito nel settore edilizio legata al Superbonus?

La posizione della Lega sul tema del Superbonus è nota ed è ispirata al buon senso. Da un lato è evidente che una misura così incisiva può essere giustificata solo nelle condizioni eccezionali che la pandemia ha creato. Occorre pensare a come ricondurre questi bonus a percentuali che siano incentivanti ma non distorsive. Il 110% azzera il contrasto di interessi fra committente e impresa, creando incentivi che nel lungo periodo non sono razionali. La proposta di un décalage fatta dal senatore Salvini va in questo senso. D’altra parte però, bisogna rivendicare la centralità della filiera delle costruzioni nella ripresa dell’economia.

 

Ma il Superbonus non assorbe troppe risorse? Non si rischia di penalizzare altre filiere?

Non ha senso ragionare in termini di alternativa fra aiuti alla filiera delle costruzioni e alle altre filiere. Gli interventi di ristrutturazione vengono fatti utilizzando manodopera, acciaio, polistirene, mezzi di trasporto, eccetera, e quindi sostenendo il settore delle costruzioni si sostengono anche tutte le altre filiere, dalle materie plastiche all’automotive. Lo studio ANCE-ISTAT del 2015 ricorda che 31 su 36 settori economici sono fornitori dell’edilizia. Per questo un miliardo speso nell’edilizia genera un giro d’affari complessivo di oltre 3,5 miliardi. Inoltre, grazie ai vari bonus edilizi, il settore delle costruzioni ha dato il contributo più significativo alla ripresa dell’occupazione. Dal quarto trimestre 2019 al terzo trimestre 2021 (ultimo per cui i dati sono disponibili) l’indice dell’occupazione alle dipendenze è aumentato del 5,4% per il totale di industria e servizi, suddiviso nello 0,8% dell’industria in senso stretto (escluse le costruzioni), nel 6,8% dei servizi, e nel 14% delle costruzioni. Solo le costruzioni hanno manifestato una crescita dell’occupazione a due cifre. In una fase in cui ci mancano ancora circa 300.000 occupati per tornare ai livelli precrisi questo significa che la norma va migliorata e accompagnata nel tempo, non sabotata.

 

Resta il fatto che la norma ha dato luogo a truffe.

Le truffe vanno combattute a prescindere. Tuttavia, i dati dicono anche che esse esistono a prescindere dal Superbonus. Mentre Governo e media attribuiscono tutte le truffe al Superbonus, i dati dell’Agenzia delle entrate, forniti al Parlamento su richiesta del senatore Paolo Arrigoni, dicono che solo il 3% delle truffe deriva dal Superbonus: una percentuale che va comunque azzerata ma è irrisoria. Il motivo è semplice: le regole del Superbonus prevedono un complesso sistema di controlli e asseverazioni preventive, che mancano per altri bonus. Qualsiasi truffa va combattuta, ma non si può distruggere una filiera, anzi, più filiere, in cui operano persone oneste fino a prova contraria, sulla base di un pregiudizio ideologico. È noto che la cessione e la circolazione di crediti fiscali vengono viste con grande ostilità da certi ambienti del MEF. Tuttavia, in un periodo di grave sofferenza economica e di carenza di liquidità, esse restano uno strumento assolutamente lecito e direi necessario per risollevare l’economia dei territori.

 

 

Lei è anche responsabile dipartimento economia della Lega, quali provvedimenti state sostenendo per fronteggiare l’emergenza del caro energia? 

Sosteniamo il Governo nei suoi opportuni tentativi di risolvere il problema a valle, e quindi auspichiamo, in particolare, un intervento immediato da almeno 5 miliardi per aiutare famiglie, commercianti, artigiani e piccoli imprenditori a superare gli aumenti stratosferici dei costi dell’energia. Tuttavia vorremmo anche dare un contributo per affrontare i problemi a monte. La Lega è un partito liberale, pro mercato, e ha una nel suo DNA il rispetto del territorio e quindi dell’ambiente. Bisogna però usare il buon senso: quando ambiente o mercato diventano ideologia, ci vanno di mezzo le tasche dei cittadini. Mi riferisco alla deriva green imposta da Bruxelles, che ha scoraggiato l’investimento nelle fonti fossili come il gas, aggravando l’impennata dei prezzi nel settore;  mi riferisco anche ai tanti no italiani all’uso dei giacimenti situati nei nostri mari; mi riferisco alla decisione europea di scoraggiare l’uso di contratti a lungo termine indicizzati al prezzo del petrolio, che davano stabilità agli approvvigionamenti; mi riferisco infine ai tanti condizionamenti geopolitici che ci hanno impedito di sfruttare appieno le nostre relazioni col Nord Africa e con le sue risorse. Tutte queste scelte vanno ripensate.

 

 

Inghilterra e Francia preparano l’uscita dalla pandemia e la Svezia sta accelerando. In Italia l’attenzione è ancora alta, lei cosa ne pensa?

La mia opinione è quella che ho espresso anche nell’aula del Senato: il contrasto alla pandemia si sarebbe dovuto basare su una strategia articolata, su diversi livelli di intervento, incluso quello delle terapie domiciliari precoci e dell’adeguamento delle strutture ospedaliere. Non lo si è fatto e questo ha determinato un costo. Si è dovuti arrivare al 10 febbraio 2022 perché il ministero accennasse in una circolare a quello che tanti bravi medici di medicina generale sapevano e che l’istituto Mario Negri, una delle eccellenze della ricerca italiana, ha dimostrato in studi scientifici internazionali, ovvero al ruolo degli antinfiammatori nel contrasto al COVID. A livello più generale, è assolutamente evidente che alcune misure prese da questo Governo vanno in totale controtendenza sia rispetto ai dati epidemiologici che rispetto a quanto altri paesi stanno facendo. Condivido, in particolare, le serie preoccupazioni espresse dal prof. Alessandro Mangia verso l’uso del green pass, uno strumento che non ha contribuito ad arginare i contagi, ma i diritti. Urge un ripensamento di un approccio che non ha dato particolari risultati sul fronte epidemiologico e che si sta rivelando molto nocivo dal punto di vista economico. La scienza va ascoltata, con spirito critico, sempre. Chi invoca la scienza per chiudere, ma non l’ascolta per esempio quando dice che i vaccinati non sono immunizzati, e quindi devono adottare cautele, o quando segnala che i guariti godono di un’immunità duratura, e quindi vanno lasciati in pace, scredita simultaneamente la scienza e la politica. Non possiamo più permetterci atteggiamenti di questo tipo: ne va della tenuta economica e della coesione sociale del Paese.