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Abruzzo

Morti bianche: la proposta di legge del M5S

Il lavoro è un diritto costituzionalmente garantito, ma di lavoro si muore e di frequente, come dimostrano i dati diffusi, dall’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro.

 

Dati allarmanti: Nel corso del 2018 si riscontra un aumento di incidenti sul lavoro, rispetto al 2017, dello 0,9%. Nei primi mesi del 2019 sono già numerose le morti bianche sui luoghi di lavoro, come ci racconta anche la cronaca di tutti i giorni.

 

Sempre dall’indagine si apprende che le Regioni del Sud risultano in testa per l’incidenza degli infortuni in occasione di lavoro con esito mortale e proprio tale casistica fa registrare, nel corso del 2018, un significativo aumento. Le quattro Provincie della Regione Abruzzo nella classifica stilata non godono sicuramente di un comportamento virtuoso, considerato che Pescara e L’Aquila si piazzano ai primi posti, rispettivamente alla 10° e 12° posizione, per numero di infortuni in occasione di lavoro con esito mortale ogni mille incidenti denunciati, mentre Chieti e Teramo, si posizionano a metà classifica, rispettivamente alla 49° e 51° postazione. Solo nel 2018 in Abruzzo sono stati certificati 12.089 infortuni, dei quali 19 con esito mortale.

 

Dati che hanno interessato il Vice Presidente del Consiglio Regionale Domenico Pettinari, che questa mattina in conferenza stampa ha presentato la proposta di legge del M5S “Norme in materia di tutela e prevenzione dai rischi di caduta dall’alto”, di cui è il primo firmatario.

 

“La Regione Abruzzo dal punto di vista normativo sulla sicurezza dei lavoratori è carente – spiega Pettinari – Il legislatore nazionale pone le basi normative nella legge 81/2008 ma la Regione nell’ambito delle proprie materie di competenza, sancite dall’Art. 117 della Costituzione, può dotarsi di un testo che regolarizzi la posizione dei lavoratori anche, e soprattutto, verso quei progetti che hanno bisogno di autorizzazione della Pubblica Amministrazione per la loro realizzazione. La nostra proposta, infatti, va ad intervenire sulle norme che consentono di mettere in sicurezza il lavoratore durante lo svolgimento delle attività in luoghi pericolosi, nello specifico i lavori effettuati in quota, attraverso la previsione nell’ambiente di lavoro di sistemi di ancoraggio salvavita o similari di protezione in caso di caduta. Sono tantissimi gli operai che svolgono la loro attività nei cantieri pubblici e privati della nostra regione – continua Pettinari – e tanti rischiano la vita ogni giorno senza nessuno che li tuteli dai rischi.

 

Quello che noi vogliamo stabilire è che per tutti gli interventi in materia edilizia, che prevedono la realizzazione di lavori posti ad una quota superiore a 2,5 metri rispetto ad un piano stabile, sia realizzato un accesso alla copertura mediante un percorso in grado di consentire il trasferimento in sicurezza di un operatore, di eventuali materiali e utensili da lavoro. Inoltre è fondamentale che ci si doti di un ancoraggio permanente installato in modo non amovibile, non trasportabile e non temporaneo, ad una struttura a cui si può applicare un sistema per la protezione contro le cadute dall’alto. Tale sistema deve contenere le indicazioni progettuali, la elaborazione di calcolo e verifica strutturale del sistema di fissaggio e ancoraggio, le certificazioni di conformità, i manuali tecnici e le indicazioni sulla manutenzione periodica secondo le norme tecniche e ogni altra informazione necessaria ai fini della tutela e prevenzione dei rischi di caduta dall’alto.

 

La documentazione sulla corretta installazione del sistema di ancoraggio sarà propedeutici per il rilascio delle autorizzazioni previste dalla normativa vigente, al fine di scoraggiare qualunque forma di rischio per le cadute da piani rialzati. E in assenza di essa sarà predisposto il blocco immediato delle autorizzazioni.

 

La Regione, secondo la nostra proposta, dovrà inoltre avere il compito di formare le aziende e i tecnici sull’utilizzo e l’installazione del sistema di ancoraggio. L’obiettivo finale è quello di cercare di rendere il lavoro in quota più sicuro, poiché se il cittadino ha il diritto e dovere di lavorare, come recita anche il nostro primo articolo della Costituzione, sicuramente questo non può rappresentare per lo stesso causa di morte” conclude Pettinari.