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Emergenza tamponi in Marsica e Valle Peligna: il caso

Abruzzo. “La Marsica e la Valle Peligna corrono il rischio di non riuscire ad elaborare i tamponi molecolari fino al 4 febbraio a causa della mancanza di reagenti, dopo la provincia di Chieti, il caos si allarga anche a un’altra fetta consistente del territorio, che non può contare sui servizi territoriali perché chi doveva non ha provveduto a rinnovare la gara per le forniture”, così i consiglieri Gruppo misto e Pd, Marianna Scoccia e Silvio Paolucci, che chiedono alla Regione una maggiore attenzione a tracciamento e prevenzione e il ripristino del servizio.

 

Oltre al debito che lievita di Asl in Asl, aumenta anche la confusione che accompagna la gestione sanitaria regionale di questa fase della pandemia  – incalzano i due consiglieri – Succede che la UOC Marsicana ha dovuto chiedere il sostegno di un laboratorio esterno per elaborare i tamponi arrivati dal 31 gennaio a oggi è a venire. La causa, si desume da una comunicazione interna, sarebbe la mancanza di reagenti, una lacuna che resterà tale fino al 4 febbraio per difficoltà nelle forniture e che, senza l’espletamento tempestivo di una procedura, renderebbe impossibile arrivare all’esito di almeno 500 tamponi, test che saranno elaborati altrove e di quelli che saranno effettuati fino al 4. Una situazione impensabile, viste anche le emergenze vissute anche in altri territori della regione, da cui chi programma evidentemente non ha imparato nulla, vista la situazione che si è manifestata e che genererà disagi e attese anche su questa fetta di territorio.

L’aumento dei contagi era prevedibile da settimane, possibile che da parte della Regione non si sia fatta una programmazione per evitare il ripetersi dei problemi già vissuti durante il picco della quarta ondata? Questo dopo aver fatto saltare il tracciamento dei positivi; dopo aver chiuso gli hub vaccinali e ridotto il personale, proprio nel momento in cui risalivano i contagi; dopo aver di fatto mollato la gestione dei vaccini pediatrici e delle terze dosi. Non è più sostenibile una tale mancanza di programmazione che aumenta un disagio che purtroppo pagano solo gli interessati, gli abruzzesi che dovrebbero avere un diritto pieno alla prevenzione e alla cura”.