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Cam e Gran Sasso Acqua: le criticità emerse nel corso della commissione d’inchiesta

L’Aquila. Nella Commissione d’inchiesta sull’emergenza idrica di oggi sono state analizzate le situazioni delle società di gestione Cam e Gran Sasso Acqua.

 

Sulla situazione del Consorzio Acquedottistico Marsicano – spiega il Presidente della Commissione d’inchiesta sull’emergenza idrica Sara Marcozzi – abbiamo ascoltato dai vertici parole preoccupanti. È emerso che l’ipotesi del fallimento è ancora sullo sfondo. Tuttavia, da quanto ci è stato riferito, ci sono delle contromisure che si possono mettere in campo per evitare che la situazione precipiti in tempi brevi. L’unico debito, come detto dalla società, è quello riguardante il concordato da 30 milioni di euro, con una rata da circa 7 milioni all’anno che va a sommarsi con il raddoppio del costo dell’energia, la vera causa della situazione di grave crisi in cui questa società si sta trovando. L’aumento dei ricavi, a oggi, consente di continuare a pagare i costi correnti e di garantire l’esercizio del servizio. Abbiamo saputo che i costi energetici davano preoccupazioni ben prima dello scoppio del conflitto in Ucraina, tanto che Cam avrebbe fatto segnalazioni ad Arera, Ersi e Regione Abruzzo già a novembre 2021 che non hanno avuto impegni conseguenti. Da allora la situazione si è ulteriormente aggravata, anche se nel 2023, stanti questi dati, i costi potrebbero diminuire”.

“Sono stati presentati progetti per efficientamento energetico e delle reti anche grazie ai fondi del Pnrr. Le potenzialità di questi lavori sono stati riportati anche alla luce di quanto accaduto nel comune di Cappadocia. Qui, grazie a interventi già fatti in questo senso, si è arrivati a portare acqua nelle case da 12 a 24 ore al giorno, con riduzione dell’assorbimento di energia elettrica. La digitalizzazione delle reti potrebbe allargare questi vantaggi sull’intero territorio ed è chiaro che sia la direzione da seguire su tutta la regione. Sarà compito della Commissione tenere tutto sotto controllo”.

Per quanto riguarda GSA – prosegue Marcozzi – emerge un bilancio in ordine con una cifra considerevole di ammortamento per investimenti. Il problema, purtroppo, rimane il solito per ogni zona d’Abruzzo: la condizione pessima delle reti idriche. Per questo è stata evidenziata la necessità di intervenire su problemi strutturali ancor prima che nella rincorsa di singole perdite. A questo si aggiungono alcuni casi di abusivismo riscontrati, e da quanto ci è stato riferito le denunce fatte fino a ora non avrebbero portato ad alcun recupero”.

“Abbiamo anche fatto chiarezza sui fondi per il Pnrr sulle reti idriche. Il progetto di GSA è stato riconosciuto come finanziabile ma non è stato finanziato, contrariamente a quanto successo con quelli presentati degli altri cinque soggetti gestori abruzzesi, per il basso punteggio riconosciuto. Da quanto ci è stato detto, il motivo è da ricercarsi nella prospettiva realistica di quanto presentato, a partire dal termine dei lavori indicato al 2026 e non al 2025, cui si somma l’abbattimento previsto delle perdite non superiore al 20%. Su questo punto ci è stato riferito che i lavori previsti per la sola distrettualizzazione delle reti, senza intervenire sulle infrastrutture, non potrebbero dare risultati superiori a questa percentuale. Il progetto sarà ripresentato in futuro e rimane ottimismo nella possibilità di accedere a prossimi finanziamenti. Ci riserviamo di fare le nostre valutazioni come Commissione d’inchiesta, confrontando i dettagli dei progetti di altri gestori”, conclude.