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L’INFN apre le porte per l’Esperimento “Cuore”. E su Sox: “Nessun rischio” FOTO VIDEO

Come è nato l’Universo? Come funzionano le stelle e qual è la natura del neutrino? Sono sono alcuni dei quesiti sul Cosmo a cui gli scienziati che lavorano nei laboratori sotterranei del Gran Sasso cercano ogni giorno una risposta. E nell’ambito di queste domande a cui provare a dare risposta c’è l’Esperimento “CUORE”, per cui oggi l’Istituto di Fisica Nucleare ha aperto straordinariamente le porte alla stampa.

CUORE (Cryogenic Underground Observatory for Rare Events) è il più grande rivelatore criogenia mai costruito, concepito per studiare le proprie dei neutrini. Se, come ipotizzato negli anni ’30, dal fisico italiano Ettore Majorana, i neutrini e gli antineutrini fossero due manifestazioni della stessa particella, come le due facce di una stessa moneta, la transizione tra materia e antimateria risulterebbe possibile. Questo fenomeno, seppur attualmente raro, potrebbe esser stato frequente nell’universo primordiale immediatamente dopo il Big Bang e aver determinato la prevalenza della materia sull’antimateria.

Lo studio, centrato sui decadimenti rarissimi dei nuclei di tellurio, indica con precisione mai raggiunta prima per questi nuclei la regione in cui cercare un fenomeno che coinvolge i neutrini e che, secondo i fisici, potrebbe fornire informazioni chiave sull’asimmetria tra materia e antimateria nel nostro universo.

Fondamentale al successo dell’esperimento è stato il contributo del gruppo di ricercatori del Gran Sasso, coordinato da Lucia Canonica (nel video), durante tutte le fasi di messa in funzione e presa dati dell’apparato sperimentale. “L’eccellente risultato ottenuto con Cuore 0 ha dimostrato la fattibilità di CUORE, che sarà una vera e propria sfida tecnologica. La sensibilità raggiunta dal rivelatore ha permesso di stabilire il miglior limite superiore al mondo per la massa del neutrino con rivelatori di Tellurio”, ha dichiarato Carlo Bucci, responsabile italiano di Cuore e ricercatore presso i Laboratori del Gran Sasso.

CUORE è progettato per lavorare in condizioni di ultrafreddo: è infatti composto da cristalli di tellurite progettati per funzionare a temperature di circa 10 millikelvin, cioè dieci millesimi di grado sopra lo zero assoluto.  “Questi risultati sono un’importante conferma per la collaborazione scientifica che ha progettato l’esperimento”, commenta Fernando Ferroni presidente dell’INFN e professore dell’Università La Sapienza di Roma. “Sebbene non si abbia evidenza diretta che i neutrini siano particelle di Majorana – aggiunge Ettore Fiorini ideatore dell’esperimento, associato INFN e professore emerito all’Università di Milano-Bicocca – la tecnologia di CUORE, basata su cristalli ultrafreddi, avrà sicuramente un ruolo da protagonista per chiarire la natura di queste particelle”

“CUORE-0 è il precursore di CUORE, il più grande rivelatore criogenico che lavorerà a temperature prossime allo zero assoluto – commenta Oliviero Cremonesi spokesperson dell’esperimento e ricercatore della sezione INFN di Milano-Bicocca – Una volta completato sarà composto da un migliaio di cristalli di tellurite e studierà il doppio decadimento beta senza emissione di neutrini con una sensibilità mai raggiunta prima”.

“I Laboratori INFN del Gran Sasso offrono un’infrastruttura di ricerca unica al mondo per la ricerca di interazioni rare come quelle dei neutrini di Majorana o delle particelle che costituiscono la Materia Oscura – sottolinea Stefano Ragazzi, professore presso l’Università di Milano-Bicocca e direttore dei Laboratori del Gran Sasso – l’INFN è orgoglioso di ospitare nel suo principale laboratorio sotterraneo gli esperimenti più precisi al mondo in questo settore”.

Bocche cucite, almeno tra i ricercatori, sulle polemiche inerenti l’Esperimento “Sox”, mentre dai responsabili sono arrivate di nuovo rassicurazioni sull’esperimento considerata la particolare capsula che si sta costruendo in Russia per proteggere la sorgente radioattiva, che sarebbe addirittura anche a prova di esplosione nucleare. La pensano in maniera diversa le associazioni ambientaliste che, il prossimo 11 novembre, manifesteranno a Teramo anche portare l’attenzione su un esperimento che dovrà essere in primis comunque approfondito dalla Regione Abruzzo, come ha sottolineato giorni fa il vicepresidente della Giunta regionale, Giovanni Lolli.