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Inchiesta Abruzzo, accusa di falso ideologico per Commissione Palazzo Centi

L’Aquila.  Spunta una nuova accusa nel filone legato alla sede di palazzo Centi della maxi inchiesta della procura della Repubblica dell’Aquila sugli appalti in Regione ritenuti dubbi.

Ai tre componenti della commissione di gara per l’aggiudicazione dei lavori di ricostruzione post-terremoto 2009, i funzionari regionali Giancarlo Misantoni (presidente), l’architetto Roberto Guetti e l’ingegnere Silverio Salvi, è stato, infatti, contestato anche il reato di falso ideologico per una serie di verbali ritenuti dai pm non veritieri. Palazzo Centi, sede della Giunta regionale all’Aquila, costituiva una commessa da circa 13 milioni di euro il cui appalto è stato caratterizzato da ritardi burocratici e cambi di commissione.

Secondo le accuse formulate dai pm, la Iciet Engineering di Castelli, con una strategia che per gli inquirenti è chiara, sarebbe stata favorita per l’aggiudicazione del lavoro. L’azienda, il cui titolare, Eugenio Rosa, è attualmente sotto inchiesta, secondo l’accusa avrebbe avuto prima del bando la documentazione tecnica, vincendo l’offerta tecnica, ed è retrocessa in seguito all’offerta economica al terzo posto. Il bando è stato vinto dalla General Costruzioni di Venafro con un ribasso del 35%, al secondo posto la Cingoli Nicola e figli srl di Teramo.

In questo filone sono indagate undici persone: oltre ai tre della commissione, l’ex dirigente del ministero dei Beni Culturali Berardino Di Vincenzo, ora in pensione, oggi consulente del presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso; il figlio Giancarlo Di Vincenzo, tecnico progettista; gli imprenditori Giancarlo Di Persio e Mauro Pellegrini, titolari della impresa Dipe, già finiti nei guai in due precedenti inchieste, una in particolare su presunte mazzette nella ricostruzione privata; il capo della segreteria di D’Alfonso ed ex consigliere Pd Claudio Ruffini; l’amministratore delegato di Iciet Engineering di Castelli Eugenio Rosa; i due progettisti Alessandro Pompa e Gianluca Marcantonio, tecnico pubblicamente sponsorizzato da D’Alfonso, nella nomina come componente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, oltre ad affidargli altri incarichi, tra cui uno in seno al comitato scientifico del commissariato per la ricostruzione del terremoto in Centro Italia.

L’appalto sulla ricostruzione di palazzo Centi, sede della giunta regionale all’Aquila fuori uso in seguito al sisma del 6 aprile 2009, finito nella maxi inchiesta della procura della repubblica dell’Aquila, è bloccato: ad oggi il contratto con la ditta vincitrice Costruzioni Generali di Isernia non è stato ancora firmato, di conseguenza, il cantiere non è mai stato attivato e i lavori non sono cominciati, nonostante gli otto anni trascorsi dalla tragedia. Il futuro di questa commessa, di circa 13 milioni di euro, è incerto.

In particolare, in Regione, nell’ufficio patrimonio, si stanno valutando due ipotesi: il blocco dell’intero appalto in autotutela, oppure la richiesta di parere all’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) per avere delucidazioni sulla via più opportuna da seguire. Inoltre, il blocco dell’appalto attiverebbe un maxi contenzioso contro l’ente, sul quale si potrebbero rivalere con istanze di risarcimento milionarie non solo con l’impresa vincitrice, ma anche con le altre 28 in graduatoria. E a quel punto, potrebbe intervenire anche la Corte dei conti sui dipendenti pubblici coinvolti nelle indagini, qualora venissero provate responsabilità. La commessa ritenuta di prestigio tra gli addetti ai lavori, aggiudicata nel novembre 2016, è finita mesi dopo tra i principali filoni di indagine con 11 indagati. La Costruzioni Generali Srl di Isernia ha vinto operando un ribasso del 35,017 per cento. Al secondo posto si è classificata l’impresa teramana Cingoli Nicola e Figlio Srl, con il 29,70 per cento di ribasso; terza in graduatoria la Iciet Engineering di Castelli con il 26,082 per cento, il cui vertice è indagato, con l’accusa di aver avuto documenti progettuali prima della gara di appalto.