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Magistratura onoraria in sciopero in Abruzzo

Dal 20 al 25 febbraio 2017 sono tornati ad astenersi dalle attività giurisdizionali i magistrati onorari di tribunale abruzzesi (GOT e VPO) i quali, sulla base di recenti pronunce delle istituzioni europee, protestano insieme ai colleghi delle altre regioni italiane contro la preannunciata attuazione della riforma della magistratura onoraria che ridimensionerebbe il loro ruolo dopo decenni di impegno prestato continuativamente al servizio della Giustizia.

L’astensione è stata proclamata dalle Associazioni di rappresentanza della Magistratura onoraria e di pace (UNIMO, FEDERMOT, UNAGIPA, ANAGIPA).
Per la prima volta nella storia della Repubblica Italiana lo scorso 16 febbraio un gruppo di circa 500 o forse più magistrati hanno manifestato il loro disagio davanti al Consiglio Superiore della Magistratura.

In quel contesto ha affermato che la richiesta della magistratura onoraria di vedersi riconosciuti i diritti minimi dovuti ad un lavoratore, già accolta in sede europea dal Comitato Europeo dei Diritti e delle Uguaglianze Sociali e dalla Corte di Giustizia Europea (caso O’Brien) e in relazione alla quale la Commissione europea ha aperto una procedura di pre-infrazione contro l’Italia, avrebbe portato ad una maggiore precarizzazione della categoria e ad una riduzione dell’impegno lavorativo con danno per il magistrato e per il sistema giustizia.

“Una tale affermazione – fanno sapere – oltre ad essere infelice e mortificante nei confronti di servitori dello stato che, da oltre 20 anni, reggono le sorti della giustizia di primo grado insieme alla magistratura di carriera, appare irricevibile da un Ministro della Giustizia. Quando mai la legittima rivendicazione di diritti di natura lavoristica può portare a ritorsioni in senso negativo per chi avanza tali rivendicazioni? Il vero problema è che all’interno del sistema giustizia vi sono lavoratori, legittimati dalla legge a dare giustizia al cittadino, che non hanno alcuno dei diritti garanti ai lavoratori: non hanno una retribuzione adeguata alla qualità e quantità di lavoro perché lavorano da sempre e solo a cottimo; non hanno previdenza, perchè lo Stato non versa loro i contributi pensionistici; non hanno malattia perchè lo stato non paga loro la malattia; non hanno assicurazione contro gli infortuni perchè lo stato non ha aperto mai una posizione all’Inali per questi lavoratori; non hanno la possibilità di far figli senza rischiare di dover lasciare il lavoro per impossibilità di garantire la presenza in udienza; non hanno diritto a ferire retribuite, anzi nei periodi feriali concorrono a sostituire i magistrati di carriera. Eppure questi soggetti da oltre 20 anni lavorano per la giustizia italiana: scrivono sentenze di assoluzione o condanna, emettono provvedimenti limitativi della libertà personale, rappresentano lo Stato nei processi come pubblici ministeri, ovvero svolgono appieno le funzioni giudiziarie e il cittadino non li distingue affatto dagli altri magistrati dotati di tutte le giuste e sacrosante tutele”.