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Abruzzo in crisi: sale il Pil ma non l’occupazione

Pescara. Nel 2010 in Abruzzo c’è stata una ripresa del Pil (pari al 2,4, per l’Istituto Tagliacarne) ma il numero degli occupati è rimasto invariato rispetto all’anno precedente e l’export è aumentato rispetto al 2009 (del 18,8 per cento), anche se non abbastanza da recuperare rispetto al periodo precedente alla crisi. Sono questi i dati su cui basa l’analisi della situazione abruzzese effettuata oggi dalla Cisl, con il segretario Maurizio Spina e l’economista Pino Mauro.

Analizzando questi dati Spina ha fatto notare che “la crescita è stata insufficiente per rilanciare l’occupazione e lo sviluppo” e soprattutto “bisogna concentrare l’attenzione sul lavoro che manca, specie nell’industria”. Dalle cifre fornite dalla Cisl emerge che l’andamento dell’occupazione è stato diverso a seconda dei settori: tra il 2009 e il 2010 si è avuto un meno 4,6 per cento nell’industria, un più 11,1 per cento nell’agricoltura e un più 1,2 nei servizi, e questo vuol dire che “l’industria non è ripartita, non è riuscita a recuperare quello che ha perso”. Tra l’altro, il tasso di occupazione è diminuito del 3,5 per cento, tra il 2008 e il 2010 (cioè rispetto al periodo pre-crisi), e quello di disoccupazione è cresciuto del 2,2 per cento. Un dato importante riguarda la disoccupazione giovanile che nel 2010 era pari al 29,5 per cento, nonostante la ripresa, per cui si sceglie “di andare in altre regioni”. Per l’export va sottolineata la forte incidenza (62,6 per cento) del territorio di Chieti sul totale regionale e l’incidenza del settore dei mezzi di trasporto. Partendo da questa analisi la Cisl Abruzzo chiede di “attivare provvedimenti importanti per quanto riguarda ad esempio il credito d’imposta e l’apprendistato e la ricostruzione dell’Aquila e vanno sbloccate le risorse. Vanno convocati poi i protagonisti del Patto per lo Sviluppo, bisogna incontrare il governo e portate avanti le riforme”.