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Comunità montane abruzzesi, sindaci chiedono Consiglio regionale straordinario

Pescara. Si sono incontrati ieri mattina nella sala Berlinguer della sede del Partito Democratico a Pescara i sindaci dei Comuni Montani abruzzesi che vedranno presto cancellate dal panorama istituzionale le Comunità Montane. Presenti all’incontro i consiglieri regionali del PD, il vicepresidente del Consiglio Giovanni D’Amico, il capogruppo Camillo D’Alessandro, il senatore Giovanni Legnini e il segretario regionale Silvio Paolucci.

Durante l’incontro, i sindaci si sono dichiarati pronti alla trasformazione delle attuali Comunità montane in Unioni dei Comuni Montani, ma con la garanzia di risorse di sostegno.

Alta la preoccupazione espressa dal vicepresidente del Consiglio regionale Giovanni D’Amico, che per il gruppo PD si occupa della tematica: “La lettera che l’assessore Masci ha fatto pervenire a tutti” ha dichiarato infatti in merito “definisce purtroppo la volontà politica di questa maggioranza di abbandonare ogni forma di impegno alle politiche dei territori montani. A tutti gli effetti egli annuncia l’erogazione di un finanziamento che consentirà il pareggio dei bilanci ma poi più nulla. Barricandosi dietro il quadro normativo statale, che pur in continua evoluzione sembra tuttavia volgere verso una direzione univoca (ovvero che i comuni con popolazione inferiore a 3000 abitanti hanno l’obbligo di gestione in forma associata delle funzioni fondamentali attraverso la formazione i Unioni dei Comuni)  a tutti gli effetti lascia soli i sindaci a gestire servizi essenziali sin qui erogati dalle Comunità Montane”.

A questo proposito Camillo D’Alessandro ha promesso di dar seguito a quanto richiesto dai sindaci del Pd, ovvero richiedere un Consiglio regionale straordinario al quale saranno invitati a partecipare in veste ufficiale tutti i sindaci. “Contestualmente” ha poi aggiunto D’Amico “procederemo alla stesura di una legge valutando attentamente ogni aspetto e problematica dei comuni montani, che non andrebbero così sottovalutati, visto che rappresentano i due terzi del totale dei comuni abruzzesi. Occorre lavorare ad un riequilibrio delle risorse. Quelle popolazioni hanno il diritto di essere servite al pari delle altre e su questa tematica alzeremo la voce”.