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Referendum acqua pubblica: 7.122 firme in Abruzzo. WWF contro i gazebo dell’IdV

La seconda settimana di raccolta delle firme contro la privatizzazione dell’acqua conferma che il tema è molto sentito dalla popolazione: 4.120 firme in Abruzzo raccolte sabato 1 maggio nelle numerose iniziative organizzate nelle piazze di tante città e paesi per la festa dei lavoratori, e domenica 2 maggio per un totale di 7.122 firme. E’ in costante aumento il numero di cittadine e cittadini che si mettono a disposizione del movimento perché vogliono che sull’acqua nessuno faccia profitti.


Pescara con oltre 1200 firme, raccolte in questi ultimi due giorni, si riconferma come la città con il maggior numero di sottoscrizioni. Altri dati significativi vengono da Chieti 280 firme, 250 Sulmona e Vasto, 400 raccolte in Val Pescara, 200 a L’Aquila, 300 nella Marsica, più di 400 nei comuni della costa teramana, 200 nel comune di Paglieta.
Un po’ di confusione si è creata in alcune piazze dove, di fronte agli stand del WWF, sono comparsi i gazebo dell’Italia dei Valori, partiti il primo maggio con la raccolta firme su tre quesiti referendari tra cui quello dell’acqua. Molti cittadini si sono fermati perplessi a chiedere spiegazioni, visto che lo slogan usato dal partito di Di Pietro è lo stesso del Movimento “una firma contro la privatizzazione dell’acqua”. Quesito presentato un mese fa dal partito dell’onorevole Di Pietro dopo una rottura plateale con il Forum dei Movimenti per l’Acqua.
Il WWF, comunque, chiarisce che il referendum dell’Italia dei Valori Di Pietro chiede unicamente di abrogare l’art.15 della legge Ronchi, che “impone” l’ingresso dei privati nella gestione del servizio idrico, ma lascia inalterato il quadro di mercificazione dell’acqua, mantenendo la possibilità per i comuni di scegliere tra diverse soluzioni, compresa quella di affidare la gestione alle Società per Azioni.
Perplessità anche in alcune città dove i banchetti esponevano unicamente bandiere del singolo partito o movimento politico che appoggia il referendum, come a Giulianova, dove di fianco al banchetto capeggiavano le bandiere del partito della Rifondazione Comunista ed il cartello dei referendum risultava poco visibile.

Tuttavia, nonostante le incomprensioni di cui sopra, la campagna referendaria continua e gli organizzatori contano di raggiungere le firme necessarie in brevissimo tempo. Tutte le informazioni sulla campagna in Abruzzo su www.nonlasciamolifare.org

Raffaele Di Marcello