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Le contraddizioni ambientaliste in Abruzzo: spiagge-discariche sì, idrocarburi no

L’arrivo del primo sole ci proietta di prepotenza verso la stagione estiva. C’è chi inizia a pedalare in bicicletta, chi mette un paio di scarpe da ginnastica e va a correre al parco, chi ama passeggiare e godere dei raggi del sole. E poi c’è chi, come me, monta in sella alla sua moto.

Una delle mie mete abituali è la costa Adriatica. Prendo la litoranea che da San Benedetto del Tronto scende verso Martinsicuro, attraversa Alba Adriatica, Tortoreto, Giulianova, Roseto degli Abruzzi, e arriva fino a Silvi Marina e Montesilvano. Da un lato le colline e la campagna abruzzese, dall’altro il mare e il cielo, che con le loro mille sfumature sembrano fondersi. Un paradiso che ti toglie il fiato, da godere fino in fondo.
Un paradiso, dicevo. Al centro esatto dell’inferno. Sì, perché proprio quando scendo dalla moto per fare due passi in spiaggia, respirare la brezza marina e riempire i polmoni di iodio, davanti i miei occhi vedo una discarica a cielo aperto: bottiglie di plastica e di vetro, rifiuti indistinti, cartacce, addirittura rottami di ferro ed elettrodomestici.
Sebbene la stagione estiva sia ancora lontana, molta gente va comunque in spiaggia semplicemente per godere del paesaggio.
Se il comune senso civico impone l’indignazione davanti a questo scempio, non capisco perché tutto tace e nessun cittadino alza un dito per protestare contro il degrado e l’abbandono di quello che è un bene comune.

Da Senigallia ad Alba Adriatica, da Roseto a Montesilvano, il problema è grave ed è stato già segnalato dai media locali, i quali hanno tra l’altro registrato anche un calo nelle prenotazioni degli alberghi. Colpevoli del danno economico il degrado e la trascuratezza in cui versano il centro della città, la zona dei grandi alberghi e l’arenile. Un vero tappeto di sterpaglie e di rifiuti, materiali trascinati dal mare e rimasti lì in attesa dell’arrivo dei turisti.
Il quadro dipinto è davvero terribile e inaccettabile per un territorio che ha fatto della vocazione turistica la sua ragion d’essere. Invece di curare con estrema cura l’ambiente e la bellezza di questi paesaggi unici nella loro perfezione, nei mesi che precedono l’estate si lascia tutto nel più totale degrado.Non posso fare a meno di pormi una domanda: perché gli stessi amministratori di questi comuni si sono battuti contro i progetti di sfruttamento degli idrocarburi e hanno partecipato alle manifestazioni No Triv, in nome della difesa dell’ambiente?

Da un lato si fanno le barricate contro un’industria che porterebbe ricchezza e posti di lavoro e che è regolamentata da procedure rigidissime in materia di tutela dell’ambiente – il tutto per una vocazione “ambientalista” e “turistica” che è più forte di ogni logica e razionalità – dall’altro, si trattano le spiagge dell’Abruzzo alla stregua di discariche!
Forse l’ambientalismo e la tutela del territorio vanno in vacanza tra ottobre e marzo?
Le contraddizioni del falso ambientalismo non finiscono mai di stupirmi.

Diego Vitali (goccediverità)