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Teramo, D’Alberto (Pd) chiede risposte chiare sulla gestione parcheggi

La definisce “un’azione amministrativa priva di una linea politica coerente ed incapace di fornire risposte certe per la collettività”. Per Gianguido D’Alberto, capogruppo Pd nel consiglio comunale di Teramo, la “questione parcheggi” resta una spina nel fianco per l’attuale amministrazione, incapace, a suo dire, di prendere una posizione chiara sulla revisione del piano della sosta.

Oltre ad avere smentito se stesso, dichiarando dapprima di voler procedere ad una nuova gara d’appalto per la gestione del servizio e poi annunciando l’internalizzazione dello stesso, il sindaco Maurizio Brucchi non avrebbe ancora spiegato in che modo sia possibile salvaguardare il futuro dei lavoratori della Tercoop.

“Secondo quali procedure giuridiche e tecniche”, si legge, infatti, nella nota “il Sindaco pensa di rendere compatibile la riacquisizione in proprio della gestione dei parcheggi con l’utilizzo del personale attualmente in capo alla cooperativa? E quanta parte di questo personale si potrà realmente garantire nel caso in cui si proceda, come più volte annunciato, alla realizzazione dei parchimetri?”. Le forti perplessità, infatti, riguarderebbero in particolare il fatto che la scelta politica dell’amministrazione sembrerebbe dettata esclusivamente dalle necessità di bilancio, “senza tener conto delle esigenze sociali sottese all’attività svolta dalla cooperativa”.

D’Alberto chiede, inoltre, che venga portato e discusso in Consiglio il nuovo piano parcheggi, che costituisce parte integrante del piano urbano del traffico, affinché ne possa essere verificata la reale tenuta economico-finanziaria, oltre alla rivisitazione del piano parcheggi in Piazza Dante che attende da oltre due anni di essere rimodulato.

“Non si comprende”, aggiunge, infine, D’Alberto, “per quale ragione sia sottratta alla rivisitazione del piano della sosta la situazione dei parcheggi a raso di piazza Dante, la cui gestione continua ad essere lasciata al privato sulla base di una proroga senza termine e quindi illegittima, rendendo così impossibile una effettiva quantificazione economica del vantaggio che si attribuisce al privato stesso e delle minori entrate che derivano dal fatto che su quell’area il comune non percepisce il canone di occupazione di suolo pubblico”.